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giovedì 12 marzo 2009

La verità sul periodo della dittatura cilena

Non ho mai amato la scuola. Ma ho sempre amato la cultura! Fin da bambina era chiaro in me, che non tutto quello che ci propinavano i libri fosse verità. Preferivo correre nei campi e giocare con gli animali (abitavo in campagna) piuttosto che starmene rinchiusa ad ascoltare passivamente le maestre. Mi annoiavano. Amavo gli ampi spazi e la natura, ero un tantino ribelle. Desideravo solo sentirmi libera e nell'anima effettivamente lo ero.
Il mio nucleo famigliare è sempre stato parecchio scancherato. Ma proprio lì, ho interiorizzato l'abitudine a ricercare il vero. Così per mia fortuna e sfortuna (dato che la società è una gabbia per vari aspetti) ho inseguito spesso ideali e verità nascoste, rifiutandomi di rimanere un vaso da riempire di nozioni. Ve lo dico con grande umiltà: a scuola ero una somara :-) Non mi stimolava.
I miei genitori, in quanto tali, sono stati quasi pessimi, perfino assenti per vario tempo. Come persone però, dei grandi maestri di vita. Mi hanno insegnato a RAGIONARE con la mia testa. Mi hanno fornito le basi necessarie per poter districarmi nelle situazioni difficili e per riconoscere che cosa davvero merita e cosa no. Non mi hanno rimboccato le coperte ogni sera, ma mi hanno donato il regalo più bello che si possa fare a un essere umano. Mi hanno insegnato a pensare.
Il mio papà è morto. Non era un genitore particolarmente presente, aveva una personalità molto forte, ricco d'ingegno e passione. Non era nato per fare il padre di famiglia, donnaiolo scatenato e sempre in giro per affari. Capita...
Era un cileno, nato a Santiago.
Gran bel paese il Cile!
_ E’ necessario ricordare, a questo punto, che il Cile ha una antica tradizione democratica fin dal 1813, anno della cacciata degli Spagnoli. Il 4 settembre 1970 il candidato filocubano (e non “socialista moderato”) Allende vince le elezioni politiche in Cile. Egli ottenne solo un terzo delle preferenze, ma prese il potere grazie alla dispersione del suffragio moderato, al dispetto suicida che i democristiani vollero fare al candidato della destra. Questi geniacci, tali laggiù e qui in Italia, lo issarono al potere e iniziarono a combatterlo il giorno dopo, con il supporto della Cia. Tornando agli anni ‘70 Allende, già amico del Che Guevara, molto vicino a Castro e in buoni rapporti con Ho Chi Min, era sostenuto dal partito Unidad Popular (U.P.), raggruppamento che unisce socialisti, comunisti, anarchici, radicali e movimenti d’estrema sinistra.
Una volta preso il potere questo partito comincia a fare quello che vediamo da quasi sessanta anni in Italia e cioè occupare tutti i posti di potere politico ed economico, però in Cile fanno sul serio: va peggio, quasi come in Russia. Gli operai o i delegati dell’Unidad Popular prendono il possesso delle fabbriche dei principali centri di produzione che si affrettano a fermare subito. Si appropriano anche delle miniere di rame, queste ultime, prima risorsa economica del Cile. Il rame stesso, era venduto agli Stati Uniti per più dell’ 80%; commercio, questo, che viene interrotto subito. I granai e le riserve di cereali vengono immediatamente requisiti da esponenti del partito. Primo risultato: sovrapproduzione di rame, disoccupazione, miniere abbandonate peggioramento delle relazioni con gli USA che non esportano più nulla in Cile.
I comunisti invitano i soldati alla diserzione. Ma questo è niente: le fabbriche cessano del tutto di lavorare anche perché manca il carbone (che era importato dagli USA, quello cileno ha un potere calorico così basso da essere inutilizzabile), non c’è più lavoro quasi per nessuno, a meno che non si sia iscritti all’ U.P., incomincia qui la guerra civile con migliaia di disoccupati, in più ridotti alla fame dalla scarsità di beni alimentari. Ci si riduce a dover fare la coda davanti alle panetterie fin dal giorno prima per aver un po’ di pane. Iniziano le “marce delle pentole vuote” ove le donne, che non avevano più nulla da mettere nelle loro pentole, scandivano slogan percuotendo i loro risonanti cucchiai sul fondo delle pignatte vuote. Ma lo scempio continua: campi vengono confiscati dal partito ai loro proprietari e distribuiti in maniera abnorme ai contadini e ai braccianti che ne possono coltivare solo un piccola parte, il resto che non si riesce a sfruttare si trasforma presto in deserto, poiché il Cile è un paese semiarido ad alto rischio di desertificazione. Tutte le case dei benestanti vengono segnate con una croce e alcune assaltate durante le notti.
A Santiago, come in tutto il Cile, scarseggia il cibo: non c’è pane perché manca la farina, ma non si trova il grano che è tutto confiscato dall’ U.P., ma anche perché i contadini e i braccianti, nuovi proprietari dei campi non riescono a coltivare che per il loro consumo e oltre non possono andare se non di poco, come accadeva nel Medioevo; si importava grano dagli Stati Uniti, ma ora non è più possibile. Fidel Castro si reca in visita in Cile, doveva restare una settimana, ma si trattiene oltre un mese, regala ad Allende una mitraglietta, gli disse:’Usala bene’ e vedremo che la userà proprio bene, ma procediamo con ordine: calpestando senza alcun problema la Costituzione cilena Allende mette a tacere subito l’ opposizione che non può più far nulla.
La gente non aveva più pane, lavoro, e sicurezza, poichè la polizia era stata ridotta all’impotenza, e, quel che è peggio (dal punto di vista storico e della civiltà), dopo più d’un secolo e mezzo la democrazia era tramontata, il Cile, in pochi mesi, s’ era trasformato in un’ altra arretratissima e affamata Cuba. Il popolo cileno aveva solo più da sperare in un intervento dell’ esercito: durante le parate militari la folla lanciava il miglio sui soldati gridando: ‘Galline, siete delle galline! E’ così che ci proteggete?’ e frasi simili.
Dopo tre anni d’autentico inferno, dove manca tutto, peggio che in Russia, da più parti si capisce che il Cile sta pericolosamente retrocedendo e che è necessario fare qualcosa finchè è possibile. Allende non sa o non vuole tirarsi fuori dal disastro che ha volutamente combinato. Il 22 agosto del 1973 la Camera approvò su iniziativa degli stessi democristiani una risoluzione, che ovviamente nessuno dei ‘democratici nostrani’ ricorda, nella quale si denunciano gli “attentati allo Stato di diritto e ai diritti umani compiuti sistematicamente dal governo marxista” che dichiarava Allende e la sua cricca “fuori dalla costituzione”. Medesima risoluzione faceva appello alle forze Armate perché ristabilissero la legalità. Dunque la presa del potere da parte dei militari avviene in maniera del tutto legale. Il capo dell’Esercito era allora Augusto Pinochet e viene convocato segretamente per una riunione con il comandante in capo della Marina e il generale capo dell’Aviazione. Qui gli viene chiesto l’appoggio dei suoi soldati per cacciare Allende e la sua masnada, ma inizialmente egli rifiuta. In un secondo tempo accetterà ad una condizione: sarà lui ad avere il controllo del paese dopo il colpo di Stato, condizione che viene accettata. Il tutto avviene in circa venti giorni. Così l’ 11 settembre del 1973 viene fatta bombardare la Moneda (il palazzo del Governo) dall’aviazione, la Marina prende il controllo dei porti del Cile.
Salvador Allende è conscio d’ aver perso e, quando i primi soldati entrano nella Moneda ormai danneggiata, si punta la famosa mitraglietta di Castro al mento e preme il grilletto, ponendo fine all’ Unidad Popular. I dirigenti di sinistra e gli iscritti all’ U. P. vengono rinchiusi negli stadi. Contro la sinistra si scatenò una repressione dura e rapida, sopportata di buon grado dalla popolazione che aveva voglia di farla finita con le prepotenze e le violenze comuniste. La stragrande maggioranza dei comunisti, socialisti, anarchici e estremisti rossi cileni riuscirà a riparare in Bolivia o in Argentina e, molti di coloro che non hanno più fatto ritorno in Cile, figurano erroneamente tra i desaparecidos. Alcuni di quelli che non sono fuggiti spariranno, questa volta per davvero, e si cercano ancora oggi. Il loro numero ammonta circa ad un migliaio. Sono i famosi desaparecidos.
Il generale non perse tempo e impose al Paese un LIBERISMO ECONOMICO sfrenato accompagnato da una ripresa degli affari con gli USA che gradirono molto. Pinochet fu lucido nel riconoscere la sua incompetenza in campo economico e delegò la guida economica del Paese ai giovani economisti cileni che avevano studiato all’Università di Chicago sotto la guida di Milton Friedman. Il Cile si riprese rapidamente, e anche se il costo umano di tale rinascita fu elevato, fu certo inferiore al prezzo pagato per sprofondare nel baratro comunista. Il Generale, ben lungi dall’avere solo le armi per imporsi, contava sul supporto internazionale dell’America e sull’appoggio interno di un’ampia maggioranza dei cileni che preferivano la prosperità del governo militare alla fame comunista, e della stragrande maggioranza delle cilene, memori della miseria, del caos, e dei negozi vuoti che avevano contraddistinto il regime di Allende. Pinochet rimase al governo fino al 1990 quando sottoposto a pressioni dall’ opposizione fece indire un referendum dove venne messo in minoranza, così lasciò il potere e si ritirò a vita privata. Il resto è storia di oggi. Ecco ciò che qualcuno vuol nascondere, la vera storia dell’ Unidad Popular e di Allende, non un partito di “sinistra moderata” e un uomo da adottare come simbolo, ma una cricca di filosovietici irresponsabili al limite della criminalità che stavano per rovinare un Paese per sempre. Per fortuna, qualcuno non ha voluto. Ora il Cile è un gran bel Paese e se non è il più avanzato del Sudamerica è sicuramente tra i primi, e non una arretratissima e poverissima riedizione di Cuba o uno stato gemello della Corea del Nord, come avrebbe voluto Allende.
Mio padre non è mai stato un comunista. E' arrivato in Italia in qualità di esule politico. E' scappato dal suo paese, causa fame ed estrema povertà. Il suo sogno era quello di studiare e divenire un uomo importante. Aiutare economicamente la famiglia rimasta in Sud America e poter un giorno dire: ci sono riuscito, conduco una vita dignitosa.
In Italia non ha mai aderito alla sinistra estrema, tant'è che fu persino preso a pugni. Lo chiamavano TRADITORE.
Fin da bambina ho dubitato di tutto ciò che voleva essere inculcato. Perchè io lo sapevo già. Lo sapevo che le verità non vengono quasi mai dette. Sorrido nel sentire, ancora oggi, le assurdità proferite dai tanti sinistroidi col paraocchi. Poveri loro.
Questa è la verità.


4 commenti:

gabbianourlante ha detto...

Fa sempre piacere leggere le versioni diverse da quelle ufficiali... certo non si può parlare del regime di Pinochet come rispettoso di diritti... ma visto quella che era la situazione....
Sono sicuro che questa versione scandalizzerebbe un sacco di gente "politicamente corretta".... un saluto

Anonimo ha detto...

Beh certo, io non sarei mai riuscita a far uccidere delle persone. Non lo approvo, sia chiaro. Tuttavia la sinistra era ancora peggio. Alla fine il risultato è che oggi il Cile è il primo paese a livello economico del Sud America.

Anonimo ha detto...

Vi consiglio di leggere "Del Buen Salvaje al buen revolucionario" del venezuelano Carlos Rangel che racconta con molti dettagli questo periodo un Cile.

Marco ha detto...

Non conosco chi ti ha raccontato questa storia del Cile e di Allende, ma ti asicuro che a uno normale non si sarebbero mai permessi di raccontare certe cazzate che sono un oltraggio alla memoria delle migliaia di persone torturate e soppresse dalla dittatura di Pinochet (crimini contro l'umanità ti dice niente?). Comunque cerca sul tuo bignami:La casa degli spiriti, Villa Grimaldi, Stadio di Santiago, Patrimonio della famiglia Pinochet su conti esteri e fai un salto a Santiago e guarda se davanti al Palazzo della Moneda la statua dello statista è quella di Augusto Pinochet o di Salvador Allende.
Spero che la tua sia solo ignoranza e non malafede.... lo spero pensando ai familiari delle vittime del regime (decine di migliaia.