Benvenuti ...

In questa sede virtuale, è nostro intento mettere nero su bianco quelle che sono le riunioni e i ritrovi ( convegni, cene, aperitivi, ecc.) organizzati dai Liberali di Centro e di Centro-Destra della città di Modena e provincia.

Vi terremo informati e costantemente aggiornati sulle nostre iniziative, sia politiche che prettamente culturali!

Siete tutti invitati a partecipare e a collaborare, qualora lo desideriate.




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Bologna è la dotta e Modena è la bigotta; come mai?

martedì 18 agosto 2009

Pausa Estiva

Perdonatemi l'assenza ma sono in ferie. Ci ritroviamo verso metà settembre ;)

venerdì 10 luglio 2009

Lettera della Federazione per un'Italia Liberale ai referendari



La Federazione per un'Italia Liberale ha partecipato all'incontro dei referendari a Roma il 9 luglio (nella foto a sinistra, Giovanni Guzzetta), con una delegazione costituita dal portavoce nazionale Andrea Bernaudo e dal coordinatore di Roma Liberale Guglielmo Fedeli. Nell'incontro si son tirate le somme sugli esiti del referendum e si sono analizzate le prospettive (nei contenuti e nei metodi) della riforma del sistema democratico e partitico italiano. La Federazione ha inviato inoltre agli organizzatori questo contributo scritto:
Cari amici referendari,la seconda repubblica e la sua evoluzione non ci piacciono più della prima.Oggi la situazione è tale per cui, se si presentassero in Germania, nessun partito italiano sarebbe ammesso alle elezioni dall’ufficio elettorale tedesco (il Bundeswahlleiter), e questo per un semplice motivo: nessun partito italiano è democratico nella scelta delle candidature per le elezioni.Il referendum che circa un mese fa non ha superato il quorum andava a modificare la legge elettorale introducendo di fatto un sistema bipartitico in Italia. La cosa in teoria sarebbe stata positiva, ma di fatto avrebbe finito per dare alle segreterie dei due partiti un potere ancora maggiore nel cooptare le candidature e quindi gli eletti nei due rami del Parlamento. Questo non per via della legge elettorale che si voleva modificare, ma per quanto contenuto negli statuti dei due partiti principali.
Il PDL è dotato di un sistema di nomine esplicitate nell’articolo 25 del proprio statuto, nel quale si stabilisce che il Presidente del Partito sceglie le candidature nazionali e regionali, e che per le candidature di livello inferiore le nomine vengono effettuate da una commissione nominata dal Presidente stesso. Più complesso invece il sistema del PD che, lo vediamo nelle vicende di questi giorni, è soggetto ai giochi tra le correnti di partito per la scelta del leader, tanto che si sa benissimo chi appoggia chi, ma non si sa nulla sulle idee e sulle strategie dei candidati. Inoltre, pur prevedendole nello Statuto, per le passate elezioni il PD non ha tenuto le primarie per la scelta dei propri candidati.Le questioni sul tavolo sono quindi due: da un lato la legge elettorale, dall’altro la selezione delle candidature e più in generale la disciplina giuridica dei partiti.La presa d’atto dell’assenza in Italia di partiti dotati di regole democratiche ci ha indotto a fondare un nuovo soggetto, la Federazione per un’Italia Liberale. La prima risoluzione che abbiamo adottato ha per oggetto proprio la democrazia interna ai partiti. Con quella risoluzione ci impegniamo innanzitutto a “dare il buon esempio”, ossia ad adottare per noi stessi le regole democratiche che ci piacerebbe vedere negli altri partiti. Non si tratta però di un’associazione monotematica, di un comitato referendario o di un think tank, ma un soggetto che vuole fare politica a 360° e presentarsi alle elezioni.Va segnalato che abbiamo lasciato vacante la carica di segretario, perché intendiamo eleggerlo con le primarie non appena ci saremo radicati abbastanza da poterle organizzare in modo adeguato su tutto il territorio nazionale. Le primarie poi possono essere adattate ai vari sistemi elettorali vigenti, ed è nostra intenzione farlo di volta in volta per scegliere i candidati che presenteremo alle elezioni.Sappiamo benissimo che le nostre iniziative appaiono velleitarie agli occhi dei più, e probabilmente lo sono. Tuttavia uno sguardo alla Storia ci dà conforto. Alle presidenziali americane del 1912 il neonato partito progressista ottenne un ottimo risultato pur non riuscendo ad eleggere il suo candidato alla presidenza. Il nucleo del suo programma era costituito proprio dalla riforma delle regole della politica americana e dalle primarie. Il partito progressista non vinse mai le elezioni presidenziali, ma contribuì significativamente all’introduzione in molti stati delle primarie per le presidenziali e a rendere così più democratico il sistema americano. Speriamo che questo precedente possa essere di buon auspicio.Nell’augurarvi buon lavoro, oltre a dare la nostra massima disponibilità, la nostra collaborazione ed il nostro appoggio alle iniziative che proporrete per accrescere il livello di democraticità del sistema politico italiano e dei partiti in particolare, vi mandiamo una proposta:noi della Federazione per un’Italia Liberale, nell'adottare delle regole ispirate ai migliori standard democratici vigenti in Europa e negli Stati Uniti, saremmo lieti di poter scrivere le regole delle nostre primarie assieme a voi, per presentare all’Italia un soggetto davvero liberale, liberista e democratico.


Nell’attesa di un riscontro vi porgiamo i nostri migliori saluti.

Federazione per un’Italia Liberale

Link --> Federazione Italia Liberale



domenica 5 luglio 2009

Nasce: Emilia Romagna Liberale

DEMOCRAZIA INTERNA AI PARTITI:
Emilia Romagna Liberale si impegna a promuovere la democrazia interna ai partiti nella politica italiana.In primo luogo lo fa assumendo essa stessa dei procedimenti decisionali trasparenti e democratici, dando quindi il “buon esempio”.Inoltre mette in atto tutte le iniziative necessarie per indurre gli altri partiti ad assumere delle procedure interne democratiche, proponendo eventualmente una disciplina dei partiti da approvare per via legislativa, che regoli il funzionamento dei partiti stessi e la selezione della classe dirigente.
ABOLIZIONE DELLE PROVINCE:
Emilia Romagna Liberale si impegna nella lotta per l’abolizione delle province in quanto enti inutili e costosi. A tal fine, tra l’altro, nella campagna elettorale per le elezioni amministrative del giugno 2009, dà il maggiore rilievo possibile alla lista “Province? NO grazie!” presentata nella provincia di Lecco, utilizzando gli spazi sui media on-line e off-line di cui dispone.

LA FEDERAZIONE PER ITALIA LIBERALE:
La prima risoluzione adottata dalla Federazione è quella per una vera democrazia interna ai partiti, un impegno che iniziamo ad assolvere fin dalle nostre prime mosse, creando una vera democrazia interna alla nostra associazione.
Per spiegare come vogliamo ottenere questo risultato, illustriamo brevemente la struttura e le procedure decisionali dell’associazione. Un elemento fondamentale è la sua natura federale: pur essendo ammessa l’iscrizione individuale, la Federazione è essenzialmente costituita da associazioni aderenti, che possono essere regionali, locali o tematiche. La politica a livello locale e regionale viene svolta dalle singole associazioni federate, mentre quella nazionale viene svolta dalla federazione.
L’organo associativo fondamentale è il Consiglio Federale, che funziona con un sistema di grandi elettori: ciò significa che, per ogni documento posto in discussione, si avrà prima una discussione a livello delle singole associazioni federate, e poi queste delegheranno i propri rappresentanti a partecipare al consiglio della federazione e a votare in un determinato modo. Quando un’associazione viene accolta nella Federazione essa entra a pieno titolo nei processi decisionali, senza perdere la sua identità.
Il Consiglio Federale elegge poi un Segretario e un Direttivo e gli dà il mandato di portare avanti le politiche approvate collegialmente. Questo metodo fa sì che l’elezione delle cariche dell’associazione sia simile alle primarie americane, perché chi si candida alla segreteria dovrà raccogliere i voti dei “grandi elettori” delle singole associazioni territoriali. Lo stesso discorso vale per la selezione delle candidature nel momento in cui si preparano le liste elettorali.
Un’ulteriore prova del fatto che la Federazione non sia la creazione di una “corte” alla quale si chiede (o si impone) di seguire ciecamente un leader è data dal fatto che, al momento della fondazione, abbiamo lasciato vacante la carica di segretario, ossia la massima carica esecutiva. Col tempo emergerà tra noi la persona più valida a rivestire quel ruolo, nella consapevolezza che la leadership sarà sempre contendibile.
Queste poche righe bastano a far comprendere la nostra volontà di creare un soggetto nuovo, che operi in Italia con regole che si ispirano ai sistemi politici e partitici americano ed europeo.
La Federazione per un’Italia Liberale ha poi adottato come seconda risoluzione un’iniziativa per l’abolizione delle province, dando subito un chiaro segnale di ostilità allo statalismo, agli sprechi e alla spesa pubblica.
Siamo per un liberalismo che lotti sia per le libertà civili che per quelle economiche, sia per i diritti umani che per il libero mercato, sia per la democrazia che per la laicità. Ci vogliamo impegnare in battaglie concrete, ponendoci degli obbiettivi raggiungibili e misurabili.
Il nostro programma sarà costituito dalle risoluzioni e dalle mozioni che di volta in volta approveremo, e che potrete sempre consultare su questo sito. Il programma non sarà quindi un documento pensato e presentato al momento della campagna elettorale per cercare di raccogliere qualche voto, ma una dichiarazione di intenti sempre valida e costantemente aggiornata ed integrata con la partecipazione democratica di tutti gli iscritti.
Facciamo nostre tre parole che già hanno ispirato molti liberali: America, Mercato, Individuo. Queste tre parole sintetizzano benissimo le posizioni che saremo propensi ad assumere nei temi della politica estera, della politica interna, dell’economia e delle questioni sociali e dei diritti della persona.

giovedì 19 marzo 2009

Ma che cosa è la PRESSIONE FISCALE?

Chiacchierando al bar, durante l'aperitivo serale, è venuto fuori che alcuni giovani miei coetanei (30 anni circa) non sanno bene che cosa sia la Pressione Fiscale e l'importanza che ricopre il cercare di tenerla entro alcuni limiti percentuali. Specialmente le ragazze se ne disinteressano, hanno questioni maggiormente interessanti (a parer loro) alle quali pensare.
La PRESSIONE FISCALE altro non è che il rapporto tra le entrate correnti dello Stato ed il PIL, Prodotto interno lordo. Le entrate correnti sono fatte di tre voci: imposte dirette, imposte indirette e contributi sociali. In Italia le imposte, quelle pagate sui redditi personale e d’impresa, sono meno di un terzo delle entrate correnti totali, mentre la pressione fiscale è intorno al 43% (circa).
Ma qual è la pressione fiscale negli altri paesi? La più alta è quella dei paesi scandinavi dove supera il 50% del PIL, nell`Europa essa è del 45%. Con il 43% l’Italia è al gradino più basso tra i paesi dell’Europa continentale. La Gran Bretagna è intorno al 37% e chiudono il quadro dei paesi industrializzati gli Usa con una pressione fiscale inferiore al 30%. (Le percentuali sono indicativamente "abbastanza esatte" e danno un'idea realistica delle varie situazioni)
Naturalmente nei paesi a più alta pressione fiscale, istruzione, sanità e sicurezza sono interamente pubblici a differenza dei paesi a bassa pressione dove questi beni sono totalmente o in gran parte a carico dei cittadini.
L’Italia è nel mezzo.
In America ci sono 55milioni circa di cittadini senza protezione sanitaria, Università che costano 40mila dollari l’anno mentre interi quartieri poveri sono senza polizia, ed i quartieri ricchi sono vigilati da poliziotti privati.
Nei paesi Scandinavi, Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca la situazione è opposta: sanità, pensioni e sicurezza sono interamente pubbliche e a disposizione di ricchi e poveri in eguale misura.
Polemizziamo tanto sulla pressione fiscale nazionale ma forse bisognerebbe discutere sulla pressione fiscale individuale e sui servizi che si vogliono ancora pubblici e per tutti, ricchi e poveri.
Questo è, bene o male, il quadro generale. Ma che cosa è che non funziona in Italia? Per quale ragione pur avendo una percentuale più bassa rispetto ad altri paesi europei, rimaniamo un paese poco "sano"?
_ In primis il settore pubblico NON funziona bene (e abbiamo troppo settore pubblico in Italia); con una ferrea volontà politica e sopratutto con un taglio netto e deciso della spesa pubblica corrente in eccesso, improduttiva e parassita si possono ottenere risultati proficui;
_ Si deve condurre una decisa, efficace e seria lotta all'evasione fiscale; i motivi per i quali oggi si evadono le tasse sono principalmente tre: aliquote troppo elevate, bassi rischi di ricevere multe, servizi forniti dallo stato decisamente scadenti rispetto alle tasse pagate dai cittadini e dalle imprese (ricordo che nei paesi scandinavi la pressione fiscale e' più alta ma i servizi sono molto migliori e ci sono dei veri ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro).
Lo stato deve spendere meno e meglio. In questo modo sarà possibile ridurre le tasse e combattere l'evasione fiscale. I servizi sono assolutamente da migliorare, le aliquote fiscali da diminuire e servono maggiori controlli.
Spero di essere stata sintetica ed esaustiva sull'argomento. Ho solo descritto le linee guida ed i concetti principali.
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DIZIONARIETTO:
Come ho precedentemente spiegato la pressione fiscale è data da un rapporto fra due totali. "Entrate correnti" e "PIL". Le entrate correnti sono date da imposte dirette, contributi sociali e imposte indirette (che sono ad es IVA e PETROLIO)
È indifferente da che cosa sia dovuta la variazione del totale delle imposte pagate, se da una maggiore torchiatura dei contribuenti abituali, o dal recupero di imposte evase. Del resto, quando si registra un incremento di entrate fiscali, non si può discernere con sicurezza se dipende da: 1- un aumento dei redditi prodotti 2- un aumento delle aliquote 3- un aumento dei redditi dichiarati e precedentemente evasi.
_ Che cosa è un' ALIQUOTA: o "quota parte" è il tasso fisso o variabile, espresso in forma di percentuale (ad esempio, in Italia, l'aliquota ordinaria dell'Imposta sul Valore Aggiunto è pari al 20% del prezzo di vendita) nelle imposte ad valorem e in termini fisici nelle imposte specifiche o accise (ad esempio, in un'accisa sulla benzina, l'aliquota potrebbe essere espressa in centesimi di euro per litro), che si applica alla base imponibile per calcolare il tributo. Le imposte ad valorem e specifiche si contrappongono alle imposte a quota fissa, il cui ammontare è invariabile e fissato direttamente dalla legge.
L'aliquota media è pari al rapporto tra ammontare dell'imposta e ammontare della base imponibile; invece l'aliquota marginale è pari al rapporto tra la variazione dell'ammontare dell'imposta e la corrispondente variazione dell'ammontare della base imponibile.
Un'imposta si dice proporzionale se la sua aliquota media è costante (e sempre uguale a quella marginale); progressiva se l'aliquota media aumenta all'aumentare della base imponibile; regressiva se, invece, diminuisce all'aumentare della base imponibile. Sono tipicamente progressive le imposte sul reddito e sul patrimonio.
Ad es. L'IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche), nel sistema tributario italiano, è un'imposta progressiva: la percentuale del prelievo aumenta in base al reddito.
_ Che cosa sono gli AMMORTIZZATORI SOCIALI: consistono in misure di sostegno al reddito finalizzate ad evitare che i lavoratori, che nella normalità dei casi traggono dall'attività lavorativa il sostentamento per sé e per le proprie famiglie, rimangano privi di retribuzione quando il datore di lavoro non sia in grado, per motivi legittimi, definiti anche "cause integrabili", di ricevere la prestazione lavorativa e di conseguenza non abbia più l'obbligo di corrispondere la retribuzione.
Queste misure si differenziano a seconda che il disagio del lavoratore sia conseguenza di una difficoltà aziendale congiunturale, strutturale o strutturale irreversibile.
1)- Se la difficoltà aziendale è congiunturale: Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (C.I.G.O.).
2)- Se la difficoltà aziendale è strutturale: Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (C.I.G.S.).
3)- Se la difficoltà aziendale è strutturale ed irreversibile: Mobilità.

Fondamentale differenza tra i due istituti è che nel caso di Cassa integrazione Guadagni, ordinaria o straordinaria, il lavoratore che riceve sostegno al reddito rimane in forza all’azienda e rientra ancora tra i soggetti occupati.Nel caso, invece, della Mobilità il sostegno al reddito interviene in quanto il lavoratore è stato licenziato dall’azienda e quindi è uscito dal mondo del lavoro, rientrando tra i soggetti disoccupati.
Altro importante e noto ammortizzatore sociale è l’Indennità di disoccupazione che interviene non necessariamente in caso di difficoltà aziendale ma in generale nel caso in cui il lavoratore subordinato perda l’occupazione involontariamente.
Gli istituti illustrati, è opportuno ricordarlo, non sono applicabili all’universalità dei lavoratori ma solo a determinate categorie di lavoratori e solo a determinati settori produttivi.
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Al di là di tutto ciò... un problemuccio italiano consiste nel fatto che TENIAMO POCHI SOLDI IN CASSA :-), abbiamo un debito pubblico molto elevato e, come se non bastasse, molti italiani hanno approfittato (ed approfittano tuttora) della possibilità di andare in pensione ancor prima di quanto avviene nei paesi europei. RISULTATO = ABBIAMO MENO DINDI DI QUANTO POTREMMO SE, CON LUNGIMIRANZA E AMORE PER LA PATRIA, CI AIUTASSIMO E NON PENSASSIMO SOLO A SALVARCI EGOISTICAMENTE LA PELLACCIA.
Ma l'Italia è anche questa: tutta un magna-magna. Peccato che a forza di mangiare a lasciarci le penne siamo soprattutto noi giovani. Forza e coraggio, i migliori se la caveranno, mentre gli altri... beh... a voi le conclusioni.
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lunedì 16 marzo 2009

Convegno LIBERTIAMO su radio radicale: "IMPRESSIONI PERSONALI"



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Qua e là, sui vari forum e blog, ho letto alcune frasi simili a questa: "Nel contesto di questo PDL, di sicuro, non vedranno mai la mia iscrizione".
Copio e incollo la mia risposta:


"Io invece ho deciso di iscrivermi, mi sembrano brave e serie persone. Di certo consapevoli della situazione italiana scarsamente liberale. Condivido appieno la loro volontà di divulgare la cultura dei liberi e di parlare ai giovani (e non) per educarli e stimolarli a usare il cervello in modo criticamente costruttivo. Si tratta di un'associazione che non vuole illudere nessuno e che ha deciso di non portare avanti battaglie donchisciottiane.
Con molta umiltà e perseveranza, vogliono aiutare le menti delle genti a divenire libere e pensanti. Partono dall'ABC insomma. Educano alla Libertà!
Anche io, come loro, AMO LA LIBERTA'.
Per cui mi iscrivo e li applaudo. "

Il convegno è stato interessante, ho potuto vedere di persona personaggi che ho sempre stimato e ammirato. A ogni modo i contenuti e le argomentazioni da loro esposti, bene o male li conoscevo. In particolare mi hanno colpita Antonio Martino, Piercamillo Falasca e Sofia Ventura. Oltre alla conclusione di B. Della Vedova, naturalmente.

E' stato il 1° CONVEGNO LIBERALE a cui ho assistito. Era da qualche tempo che ne seguivo le mosse, ma prima di aderire a un qualcosa solitamente rifletto molto bene e soppeso diversi fattori. Poi decido.

Evviva la Libertà, evviva Liber-TiAmo! :-))

giovedì 12 marzo 2009

La verità sul periodo della dittatura cilena

Non ho mai amato la scuola. Ma ho sempre amato la cultura! Fin da bambina era chiaro in me, che non tutto quello che ci propinavano i libri fosse verità. Preferivo correre nei campi e giocare con gli animali (abitavo in campagna) piuttosto che starmene rinchiusa ad ascoltare passivamente le maestre. Mi annoiavano. Amavo gli ampi spazi e la natura, ero un tantino ribelle. Desideravo solo sentirmi libera e nell'anima effettivamente lo ero.
Il mio nucleo famigliare è sempre stato parecchio scancherato. Ma proprio lì, ho interiorizzato l'abitudine a ricercare il vero. Così per mia fortuna e sfortuna (dato che la società è una gabbia per vari aspetti) ho inseguito spesso ideali e verità nascoste, rifiutandomi di rimanere un vaso da riempire di nozioni. Ve lo dico con grande umiltà: a scuola ero una somara :-) Non mi stimolava.
I miei genitori, in quanto tali, sono stati quasi pessimi, perfino assenti per vario tempo. Come persone però, dei grandi maestri di vita. Mi hanno insegnato a RAGIONARE con la mia testa. Mi hanno fornito le basi necessarie per poter districarmi nelle situazioni difficili e per riconoscere che cosa davvero merita e cosa no. Non mi hanno rimboccato le coperte ogni sera, ma mi hanno donato il regalo più bello che si possa fare a un essere umano. Mi hanno insegnato a pensare.
Il mio papà è morto. Non era un genitore particolarmente presente, aveva una personalità molto forte, ricco d'ingegno e passione. Non era nato per fare il padre di famiglia, donnaiolo scatenato e sempre in giro per affari. Capita...
Era un cileno, nato a Santiago.
Gran bel paese il Cile!
_ E’ necessario ricordare, a questo punto, che il Cile ha una antica tradizione democratica fin dal 1813, anno della cacciata degli Spagnoli. Il 4 settembre 1970 il candidato filocubano (e non “socialista moderato”) Allende vince le elezioni politiche in Cile. Egli ottenne solo un terzo delle preferenze, ma prese il potere grazie alla dispersione del suffragio moderato, al dispetto suicida che i democristiani vollero fare al candidato della destra. Questi geniacci, tali laggiù e qui in Italia, lo issarono al potere e iniziarono a combatterlo il giorno dopo, con il supporto della Cia. Tornando agli anni ‘70 Allende, già amico del Che Guevara, molto vicino a Castro e in buoni rapporti con Ho Chi Min, era sostenuto dal partito Unidad Popular (U.P.), raggruppamento che unisce socialisti, comunisti, anarchici, radicali e movimenti d’estrema sinistra.
Una volta preso il potere questo partito comincia a fare quello che vediamo da quasi sessanta anni in Italia e cioè occupare tutti i posti di potere politico ed economico, però in Cile fanno sul serio: va peggio, quasi come in Russia. Gli operai o i delegati dell’Unidad Popular prendono il possesso delle fabbriche dei principali centri di produzione che si affrettano a fermare subito. Si appropriano anche delle miniere di rame, queste ultime, prima risorsa economica del Cile. Il rame stesso, era venduto agli Stati Uniti per più dell’ 80%; commercio, questo, che viene interrotto subito. I granai e le riserve di cereali vengono immediatamente requisiti da esponenti del partito. Primo risultato: sovrapproduzione di rame, disoccupazione, miniere abbandonate peggioramento delle relazioni con gli USA che non esportano più nulla in Cile.
I comunisti invitano i soldati alla diserzione. Ma questo è niente: le fabbriche cessano del tutto di lavorare anche perché manca il carbone (che era importato dagli USA, quello cileno ha un potere calorico così basso da essere inutilizzabile), non c’è più lavoro quasi per nessuno, a meno che non si sia iscritti all’ U.P., incomincia qui la guerra civile con migliaia di disoccupati, in più ridotti alla fame dalla scarsità di beni alimentari. Ci si riduce a dover fare la coda davanti alle panetterie fin dal giorno prima per aver un po’ di pane. Iniziano le “marce delle pentole vuote” ove le donne, che non avevano più nulla da mettere nelle loro pentole, scandivano slogan percuotendo i loro risonanti cucchiai sul fondo delle pignatte vuote. Ma lo scempio continua: campi vengono confiscati dal partito ai loro proprietari e distribuiti in maniera abnorme ai contadini e ai braccianti che ne possono coltivare solo un piccola parte, il resto che non si riesce a sfruttare si trasforma presto in deserto, poiché il Cile è un paese semiarido ad alto rischio di desertificazione. Tutte le case dei benestanti vengono segnate con una croce e alcune assaltate durante le notti.
A Santiago, come in tutto il Cile, scarseggia il cibo: non c’è pane perché manca la farina, ma non si trova il grano che è tutto confiscato dall’ U.P., ma anche perché i contadini e i braccianti, nuovi proprietari dei campi non riescono a coltivare che per il loro consumo e oltre non possono andare se non di poco, come accadeva nel Medioevo; si importava grano dagli Stati Uniti, ma ora non è più possibile. Fidel Castro si reca in visita in Cile, doveva restare una settimana, ma si trattiene oltre un mese, regala ad Allende una mitraglietta, gli disse:’Usala bene’ e vedremo che la userà proprio bene, ma procediamo con ordine: calpestando senza alcun problema la Costituzione cilena Allende mette a tacere subito l’ opposizione che non può più far nulla.
La gente non aveva più pane, lavoro, e sicurezza, poichè la polizia era stata ridotta all’impotenza, e, quel che è peggio (dal punto di vista storico e della civiltà), dopo più d’un secolo e mezzo la democrazia era tramontata, il Cile, in pochi mesi, s’ era trasformato in un’ altra arretratissima e affamata Cuba. Il popolo cileno aveva solo più da sperare in un intervento dell’ esercito: durante le parate militari la folla lanciava il miglio sui soldati gridando: ‘Galline, siete delle galline! E’ così che ci proteggete?’ e frasi simili.
Dopo tre anni d’autentico inferno, dove manca tutto, peggio che in Russia, da più parti si capisce che il Cile sta pericolosamente retrocedendo e che è necessario fare qualcosa finchè è possibile. Allende non sa o non vuole tirarsi fuori dal disastro che ha volutamente combinato. Il 22 agosto del 1973 la Camera approvò su iniziativa degli stessi democristiani una risoluzione, che ovviamente nessuno dei ‘democratici nostrani’ ricorda, nella quale si denunciano gli “attentati allo Stato di diritto e ai diritti umani compiuti sistematicamente dal governo marxista” che dichiarava Allende e la sua cricca “fuori dalla costituzione”. Medesima risoluzione faceva appello alle forze Armate perché ristabilissero la legalità. Dunque la presa del potere da parte dei militari avviene in maniera del tutto legale. Il capo dell’Esercito era allora Augusto Pinochet e viene convocato segretamente per una riunione con il comandante in capo della Marina e il generale capo dell’Aviazione. Qui gli viene chiesto l’appoggio dei suoi soldati per cacciare Allende e la sua masnada, ma inizialmente egli rifiuta. In un secondo tempo accetterà ad una condizione: sarà lui ad avere il controllo del paese dopo il colpo di Stato, condizione che viene accettata. Il tutto avviene in circa venti giorni. Così l’ 11 settembre del 1973 viene fatta bombardare la Moneda (il palazzo del Governo) dall’aviazione, la Marina prende il controllo dei porti del Cile.
Salvador Allende è conscio d’ aver perso e, quando i primi soldati entrano nella Moneda ormai danneggiata, si punta la famosa mitraglietta di Castro al mento e preme il grilletto, ponendo fine all’ Unidad Popular. I dirigenti di sinistra e gli iscritti all’ U. P. vengono rinchiusi negli stadi. Contro la sinistra si scatenò una repressione dura e rapida, sopportata di buon grado dalla popolazione che aveva voglia di farla finita con le prepotenze e le violenze comuniste. La stragrande maggioranza dei comunisti, socialisti, anarchici e estremisti rossi cileni riuscirà a riparare in Bolivia o in Argentina e, molti di coloro che non hanno più fatto ritorno in Cile, figurano erroneamente tra i desaparecidos. Alcuni di quelli che non sono fuggiti spariranno, questa volta per davvero, e si cercano ancora oggi. Il loro numero ammonta circa ad un migliaio. Sono i famosi desaparecidos.
Il generale non perse tempo e impose al Paese un LIBERISMO ECONOMICO sfrenato accompagnato da una ripresa degli affari con gli USA che gradirono molto. Pinochet fu lucido nel riconoscere la sua incompetenza in campo economico e delegò la guida economica del Paese ai giovani economisti cileni che avevano studiato all’Università di Chicago sotto la guida di Milton Friedman. Il Cile si riprese rapidamente, e anche se il costo umano di tale rinascita fu elevato, fu certo inferiore al prezzo pagato per sprofondare nel baratro comunista. Il Generale, ben lungi dall’avere solo le armi per imporsi, contava sul supporto internazionale dell’America e sull’appoggio interno di un’ampia maggioranza dei cileni che preferivano la prosperità del governo militare alla fame comunista, e della stragrande maggioranza delle cilene, memori della miseria, del caos, e dei negozi vuoti che avevano contraddistinto il regime di Allende. Pinochet rimase al governo fino al 1990 quando sottoposto a pressioni dall’ opposizione fece indire un referendum dove venne messo in minoranza, così lasciò il potere e si ritirò a vita privata. Il resto è storia di oggi. Ecco ciò che qualcuno vuol nascondere, la vera storia dell’ Unidad Popular e di Allende, non un partito di “sinistra moderata” e un uomo da adottare come simbolo, ma una cricca di filosovietici irresponsabili al limite della criminalità che stavano per rovinare un Paese per sempre. Per fortuna, qualcuno non ha voluto. Ora il Cile è un gran bel Paese e se non è il più avanzato del Sudamerica è sicuramente tra i primi, e non una arretratissima e poverissima riedizione di Cuba o uno stato gemello della Corea del Nord, come avrebbe voluto Allende.
Mio padre non è mai stato un comunista. E' arrivato in Italia in qualità di esule politico. E' scappato dal suo paese, causa fame ed estrema povertà. Il suo sogno era quello di studiare e divenire un uomo importante. Aiutare economicamente la famiglia rimasta in Sud America e poter un giorno dire: ci sono riuscito, conduco una vita dignitosa.
In Italia non ha mai aderito alla sinistra estrema, tant'è che fu persino preso a pugni. Lo chiamavano TRADITORE.
Fin da bambina ho dubitato di tutto ciò che voleva essere inculcato. Perchè io lo sapevo già. Lo sapevo che le verità non vengono quasi mai dette. Sorrido nel sentire, ancora oggi, le assurdità proferite dai tanti sinistroidi col paraocchi. Poveri loro.
Questa è la verità.


lunedì 9 marzo 2009

Perchè non sono cristiano.


Ho finito di leggere: "Perchè non sono cristiano" di Russel Bertrand.

Ho convenuto che: "La pensa esattamente come me, nulla di nuovo" :-).

Ho ampliato la mia cultura storica se non altro.

Sabato 14 Marzo: LIBERTIAMO?


Questo sabato sarò a Roma, per partecipare alla presentazione di "LIBERTIAMO" da parte di B. Della Vedova. I liberali del Pdl, non so ancora se sorridere o piangere.
Perchè ci vado?
_ Adoro la capitale e mi serve una mini-vacanza per riprendermi dal solito tran tran lavorativo;
_ ho la possibilità di conoscere personalmente alcuni "amici" contattati tramite facebook e pol (con alcuni chatto da mesi e mesi) e che saranno presenti al convegno;
_ sono sinceramente interessata alla posizione di Della Vedova all'interno del pdl;
_ magari sono fortunata e trovo un romanaccio bono con cui trascorrere la nottata nella mia camera doppia a due passi dalla stazione :-)
La singletudine fa sesso. C'aggia fa ;-)...

Ehm, tornando al convegno... sono curiosa di conoscere la posizione di questi liberali e del motivo per il quale si ostinano a permanere all'interno del centro-destra. Se sapranno argomentare bene, con sincero realismo, penso di poter aderire.
Prediligo una stoica resistenza apparentemente masochista ad una "coraggiosa" battaglia donchisciottiana, se porta qualche risultato positivo. Anzitutto è bene darsi alla semina (educazione in primis) se si vuole, un domani, raccogliere dei frutti. Quello che più mi piace di Della Vedova è che si rivolge ai giovani e ricerca modalità a loro vicine, per coinvolgerli e stimolarli. Ottimo!
Il 3° polo liberale in Italia non è contemplato ancora. La nostra è una cultura acerba. E' presto.
Beh, scriverò le mie impressioni appena sarò tornata. Spero in un fine settimana di sole e di amicizia.

ps: (Vorrei libertineggiare, oltre che libertare, ma oramai sto diventando quasi seria e matura. Ahh la vecchiaia...)

18 miliardi di euro dal cipe per infrastrutture in Italia

Ben bene!
Da quanto ho letto arrivano finalmente novità interessanti.
Evviva le nuove infrastrutture.
Non sto ad elencarle, dato che basta leggerle sui giornali e su internet.
Una in particolare mi è piaciuta e mi ha fatta rallegrare.
Euro per l'edilizia carceraria. Alla buon ora.
In Italia sono necessarie: certezza della pena, carceri nuove, educazione al rispetto e alla civiltà e potenziamento di tutti quei comportamenti volti al controllo e alla prevenzione.
Tutti ingredienti fondamentali per un buon "PACCHETTO SICUREZZA".
Altrimenti rimarrebbero, come spesso accade, bei proclami. Nulla più.

martedì 24 febbraio 2009

Indeterminatezza...



Oggi mi sento "indeterminata". Aaaa che significa? Forse che mi ritrovo in quello stato emotivo in cui non si ha voglia di sentire e pensare a nulla, credo. Ho voglia di cantare e di sognare, potrei drogarmi di sano sesso, svagandomi e ridendo. Ogni tanto fa bene essere cosi. Purchè non diventi uno stato perenne. E' meglio alternare nella vita! Non puoi scappare sempre ed evitare responsabilità, lavoro, famiglia...


Ma veniamo alle cose serie per un attimo:

INDETERMINATEZZA sì ...

Come scriveva il Pico della Mirandola noi tutti siamo esseri indeterminati; sempre. E' la nostra natura. Siamo regolati esclusivamente dalla volontà, ovvero dal nostro libero arbitrio, che conduce tale indeterminatezza dove vuole.
E' l'uomo a forgiare il proprio destino, secondo la propria volontà, e la sua libertà è massima, poichè non è nè animale nè angelo. Ma può essere l'uno o l'altro secondo la "coltivazione" di alcuni tra i "semi d'ogni sorta" che vi sono in lui.
Eppure noi esseri umani siamo ancora più fortunati degli angeli o degli animali. Sapete il perchè?
Semplice... perchè noi possiamo SCEGLIERE quale creatura essere!

E ditemi voi che leggete, che cosa avete scelto?

lunedì 23 febbraio 2009

Sempre a proposito di PLI...

Si parla di parecchi aventi teoricamente diritto di voto, ma a cui nei fatti è stata negata la scelta. Tessere pagate entro il 10 Febbraio che sono state rifiutate (e i soldi li daranno indietro?), calunnie, complotti, bugie. E' venuta fuori tutta la scorrettezza del PLI ai danni di Tarradash/Diaconale. Già prima del Congresso l'aria che si respirava non era delle migliori.
Il fortino (0,3% !!! ahaha!) si è arroccato nel suo conservatorismo becero e or ora che sto "benedetto" PLI sia epurato da questo vecchiume stantio passerà un bel po' di tempo, a mio avviso.
Mi aspettavo colpi bassi e disonestà. Si denotava dagli accenti forti e dalla veemenza nella calunnia dei difensori di De Luca.
Eppure la realtà ha superato le mie fantasie. Vedere quel Congresso in diretta mi ha fatto uno schifo, ma talmente schifo, ma cosi schifo... (meglio se non vado avanti).
Ed oggi Diaco/Tarry faranno l'opposizione minoritaria nel partitucolo?
Allora prediligo essere opposizione minoritaria all'interno del PDL.
Fin quando non arriverò a rotolarmi per terra con la bava alla bocca o a decidere di scappare dall'Italia... che davvero a essere dei Liberali in questo paese è tanto eroico quanto triste e difficile.

domenica 22 febbraio 2009

Congresso PLI: impressioni


Come forse alcuni di voi sanno nei giorni scorsi si è svolto, in quel di Roma, il 5° Congresso Nazionale del PLI.

Ero stata chiamata a parteciparvi e dopo una lunga riflessione ho deciso che sarei rimasta a Modena. Non ho creduto davvero che quelli di "Diaconale/Taradash" potessero concquistare il fortino. Indi per cui trovavo sciocco, da parte mia, perdere giornate lavorative (dunque soldi) per rischiare la disfatta.

Ebbene ammetto che avrei votato a favore di Arturo Diaconale e Marco Taradash.

Ho comunque seguito, almeno in parte, dal sito del Partito Liberale la direttissima del Congresso e ho ringraziato il mio "sano egoismo" di avermi impedito di essere là con loro! Ho provato indignazione e schifo per quella disorganizzazione e per quella bassezza di animi. Di certo non collaborerò mai con quel partitucolo da due soldi. Destinato alla cancrena...

Bel Partito Liberale che abbiamo in Italia, me ne vergogno.

Sintetizzo la mia impressione generale: ne sono rimasta IMPRESSIONATA e SDEGNATA.
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PS: Chiarifico la mia posizione lavorativa per evitare fraintendimenti; la sottoscritta è una venditrice e lavora in uno show-room e i clienti acquistano in special modo al venerdi, sabato e domenica. Nei giorni feriali sono un po' a casa e un po' tranquilla a fare preventivi, solitamente ... è nei week end che si vende principalmente. Non ho lo stipendio fisso, io! Devo muovere le chiappe se voglio guadagnare.

sabato 21 febbraio 2009

D. Capezzone su FB


CHI DI VOI NON CONOSCE ANCORA FACEBOOK?

Impazza il fenomeno cybernetico, un mezzo di comunicazione veloce e diretto.
Molti di noi vi sono iscritti, me compresa.
Vi siete mai chiesti il motivo per cui sta avendo cotanto successo?
Dal mio punto di vista è il fatto che consenta a comuni cittadini, di poter contattare personaggi importanti (anche politici), oltre che vecchi e nuovi possibili amici.
E' l'interazione, la comunicazione reciproca e attiva a rendere vincente tale piattaforma internettiana.
Nel caso di un politico o di leader di associazioni (ecc..) tale strumento diviene interessantemente proficuo se utilizzato in maniera intelligente.
Ovvero quanto più si riesce a dialogare e a interessare la gente comune su certe tematiche, tanto più si otterrà successo e ascolto! Come? Semplice... contattando gente e parlando con loro quanto più possibile.
Scendere da un piedistallo e iniziare un confronto costruttivo; questo desidera la gente.

L'esatto contrario di quello che sta facendo D. Capezzone su FB!!!
Visitate la sua pagina, sembra l'auto celebrazione del suo personaggio. Un MONOLOGO. Una noiosa elencazione di azioni e fatti politici seguiti da vari commenti di replicanti robot!
Non ho nulla contro di lui, anzi! Penso tuttavia che sarebbe stato per lui più consono aprire (sempre su FB) un gruppo di sostenitori e non la classica pagina interattiva. Se non ha il tempo di rispondere... perchè ci è andato? Anzichè essere incisivo ed avvincente risulta passivamente noioso.
Facebook non è il solo mezzo per divulgare idee ed opinioni, ma è uno dei mezzi tecnologicamente nuovi più vicino ai giovani. Va usato bene o si ritorce contro.
Meglio rimanere a scrivere articoli sui giornali o a mostrarsi alla tv se non si è pronti ad interagire e dialogare a tu per tu.


venerdì 20 febbraio 2009

Sicurezza...


VIA LIBERA DAL GOVERNO AL DECRETO ANTI-STUPRI, SÌ ALLE RONDE:



Carcere senza possibilità di misure alternative per chi è accusato di violenza sessuale e ronde di cittadini non armati nell'ambito delle quali avranno un ruolo prevalente ex-agenti delle forze dell'ordine. Questi alcuni dei provvedimenti contenuti nel decreto legge antistupri varato questa mattina dal governo.



Bene! Ora ammetto di non occuparmi di politica, non è certo il mio ruolo principale. Sono un' anonima cittadina italiana di 31 anni che conduce una vita come tanti. Posso delinearmi a favore del decreto anti-stupri, della presenza dell'esercito, delle ronde... Ma mi permane una lacuna.



PER QUALE MOTIVO NON VENGONO COSTRUITE NUOVE CARCERI?


A me appare essenziale! Il principio, la base fondamentale sulla quale appoggiare per realizzare parallelamente tutte le riforme attuate dal governo e poco prima evidenziate.

Una mia prof. delle scuole superiori mi insegnò che le cose o si fanno bene o è meglio non iniziarle per nulla. Io dico che sarebbe opportuno partire dall'ABC e non dalla F!

Aggiungo altresì che i detenuti dovrebbero lavorare e finanziare le carceri (senza pesare esclusivamente sulle tasche dei cittadini) contribuendo in tal modo al benessere e allo sviluppo della società. Questo sarebbe un modo serio di affrontare i problemi. Altrimenti mi spiace dover asserire che: si decreti discreti (FORSE!!!), ma non so fino a che punto concretamente attuabili!


domenica 15 febbraio 2009

Giustizia

MANIFESTO PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE TRA PUBBLICI MINISTERI E GIUDICI

Da IL SOLE 24 ORE 6/02/09

I. La separazione tra magistrati d’accusa e di decisione è il dato essenziale che connota ordinamenti giudiziari democratico-liberali e li distingue da quelli a ispirazione autoritaria.
Le funzioni d’accusa e di decisione sono radicalmente incompatibili: non possono essere concepite come due sotto-funzioni di una medesima funzione di «autorità giudiziaria» e i relativi organi non possono essere accomunati in un’unica organizzazione ordinamentale.
Le due funzioni sono fra di loro diverse su tutti i piani: i ruoli e le finalità istituzionali, le specifiche culture professionali, le collocazioni nella struttura del processo, le relazioni con la funzione di difesa.
II. Per le due funzioni di accusa e di decisione e per gli organi che le esercitano valgono infatti distinti principi costituzionali.
Il pubblico ministero è parte; il giudice è terzo e imparziale.
Il pubblico ministero è organo dell’azione penale, potere che, nella sua doverosità, annovera ineliminabili momenti di discrezionalità libera; il giudice è soggetto soltanto alla legge e quindi l’esercizio della giurisdizione è contrassegnato rigorosamente dal principio di legalità.
Il pubblico ministero coltiva, in un rapporto di parità con le altre parti, la tensione dialettica del contraddittorio quale strumento gnoseologico che procura la migliore ricostruzione del fatto e quindi la migliore decisione; il giudice è sovraordinato e estraneo alla controversia dialettica fra accusa e difesa.
È dunque improponibile che due soggetti processuali, il pubblico ministero e il giudice, irriducibilmente diversi quanto a configurazione costituzionale, natura istituzionale e funzione, siano accomunati in un’unica organizzazione ordinamentale, determinando una promiscuità di statuto che si riflette anche nel processo e ne distorce la genuina struttura di parti.
III. L’attuale assetto ordinamentale, tributario di concezioni autoritative, va riformato per istituire, tramite la separazione delle organizzazioni di pubblici ministeri e di giudici, un sistema di amministrazione della giustizia ispirato alle regole del giusto processo, garantendo in modo pieno l’imparzialità e la terzietà del giudice e l’indipendenza del pubblico ministero dal potere politico.
IV. Il valore fondamentale da perseguire è l’imparzialità da cui deve discendere la decisione, cioè la decisione giusta, che è tale in quanto pronunciata sulla base delle norme e dei fatti accertati, senza assecondare esigenze di opportunità ispirate da interessi politici, collettivi o individuali.
La decisione giusta deve essere il prodotto di strutture ordinamentali e processuali che le assicurino l’affidabilità sociale: il cittadino, ispirato dall’immediato senso comune, non crede di essere giudicato nel giusto da una decisione presa da un giudice che condivide con il soggetto che lo accusa la medesima collocazione istituzionale. Il giudice “collega” dell’accusatore è “tecnicamente” inattendibile per come esercita la giurisdizione ed è “politicamente” non credibile per l’imputato e per la società.
Oreste Dominioni -Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane con la Giunta UCPI

sabato 14 febbraio 2009

Cosa significa essere liberali IERI, OGGI E DOMANI

A PROPOSITO DI LIBERTA'...

La libertà indica l'essere libero, la condizione di chi non è prigioniero e non ha restrizioni, non è confinato o impedito. La libertà in senso più ampio è anche la facoltà dell'uomo di agire e di pensare in piena autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte, in certi casi grazie ad un potere specifico riconosciutogli dalla legge.
Si può dire che chi compie un'azione è libero, quando ha la possibilità di scelta, e l'azione stessa è: intelligente; spontanea; contingente. Intelligente, in quanto l'azione libera comporta la conoscenza dell'oggetto della deliberazione, senza di essa, infatti, chi delibera non potrebbe determinarsi a seguire il fine della sua azione poiché questo non è conosciuto. Spontanea, in quanto la causa dell'azione sta in chi la delibera come conseguenza della volontà e non all'esterno, poiché, se così non fosse, l'azione non sarebbe libera ma necessitata da cause esterne. Contingente, in quanto l'azione non deve essere conseguenza di una necessità assoluta.

A PROPOSITO DI LIBERALISMO...

Si può dire ad ogni modo che ciò che contraddistingue il liberalismo politico in ogni epoca storica è la fede nell'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale). Il punto di vista dell'individuo e il godimento della libertà individuale è considerato il parametro valido per giudicare la bontà di un ordinamento politico/sociale. In quest'ottica i poteri dello Stato devono incontrare limiti ben precisi per non ledere i diritti e le libertà dei cittadini. Ne deriva il rifiuto di volta in volta dell'assolutismo monarchico, del clericalismo, del totalitarismo e in generale di ogni dottrina che proclama il sacrificio dell'individuo in nome di fini esterni a esso.
Il risvolto del liberalismo in materia religiosa è il laicismo e la separazione tra Stato e Chiesa:
« Libera Chiesa in libero Stato » (Camillo Cavour)
Ma il liberalismo è laico anche perché chiede allo Stato di non interferire nelle scelte morali individuali:
« Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo. » (Immanuel Kant)

Ci tenevo a codeste premesse; sono necessarie per comprendere al meglio taluni ragionamenti e talune concezioni. Siamo liberi quando la nostra capacità di critica e di giudizio è tale, da consentirci una scelta coscienziosa. Siamo davvero in grado di scegliere solo dopo che ci siamo correttamente documentati, prendendo in considerazione vari punti di vista e dopo esserci interrogati su quale linea approvare o meno. E' un cammino alquanto difficoltoso per la moltitudine (ma non impossibile) e la politica non ama cotanto esame e studio, prediligendo incanalare i pensieri delle masse a proprio vantaggio ed uso. Molti mezzi di comunicazione hanno il compito di atrofizzare la capacità critica di ciascuno di noi. Il liberale puro, non ci casca. A ogni modo troppa libertà risulta dannosa almeno quanto l'assenza della stessa.

Certo è che... :« Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare » (Mahatma Gandhi)-

mercoledì 11 febbraio 2009

G. Fini è solo?


G. Fini è di destra, è noto. Si è espresso ultimamente a favore del rispetto della pluralità di opinione e della libertà di scelta (uhh!). Dai media si direbbe che, la sua, sia una voce fuori dal coro. Appare solo. Nemmeno il suo gruppo politico lo segue. Abbandonato dalla maggioranza della sua parte politica, nuota controcorrente con dignità e fierezza. Libero pensatore... (in non libero stato aggiungerei).

Mi ha colpito questo personaggio e dunque ho riflettuto.

Ho notato come Internet sia stracolma di blog, forum, sondaggi... che danno le libertà individuali e il Testamento Biologico come vincenti! In ogni sondaggio da me visitato, è la cultura del rispetto e della libertà ad avere la meglio. Di contro, il panorama della politica italiana appare l'esatto opposto. E mi sono chiesta: "Come mai tanta disparità?" Qualcosa non mi convince.

E riflettendo mi sono resa conto che G. Fini, in realtà, non è affatto solo! Buonissima parte della gente comune, quella che non fa politica ma che sente e agisce solo secondo coscienza, è con lui. Non tutti quelli di destra, infatti, concordano con quanto sancito a livello politico. Anzi! Fini è, tra tutti loro, rimasto coerente a sè stesso dimostrando peraltro di essere legittimo e degno RAPPRESENTANTE del pensiero del popolo italiano non ideologizzato.


Non male, bravo.

martedì 10 febbraio 2009

Commozione....

Eluana e' la luna
la sera riconta le stelle
dei tanti occhi del cielo
torride idilli del sogno
custodi del tempo
e' la Eluana
spirito atteso
non più sospeso dolore
rincorre
giocosa vestale del rito
una chiara cometa
Il Globo
ingessato
lo sguardo
immobile perso
il corpo e' la Terra
come pianeta
Eluana vita sospesa obbligata
e' lotta tra Stati
e' campo di guerra
fragile campo
arato da tempo
aspetta un piccolo dono
immersa nel globo
ormai non piu' freddo!
( per Eluana stesure definitive de " Eluana e' la luna " e " Il Globo" 10/02/2009)



HO TROVATO QUESTI VERSI SU FACEBOOK. MI HANNO COMMOSSA E LI VOGLIO RIPORTARE SUL MIO BLOG IN MODO DA POTERLI LEGGERE QUANDO SARO' UNA DONNA IN ETA', MAGARI CON FAMIGLIA E CON BAMBINI O SINGLE E IN CARRIERA... CHI LO SA.

Roba da matti

Non so perchè ma continuo a credere che alla fine il Testamento Biologico si farà. Lo so bene che è stato scritto il contrario, ovvero che non saremo nemmeno liberi di scegliere se vogliamo un sondino o no, ma... quel disegno di legge cambierà. Dopo battaglie laiche e tante discussioni, ma cambierà. Deve cambiare!
Avevano creato lì per lì una legge su misura volta esclusivamente ad impedire la dolce morte di Eluana. E che bel disastro che hanno combinato. Invoco riflessione, calma, buon senso.Invoco luce.
Se verranno davvero calpestate le libertà individuali non voterò mai più S. Berlusconi e farò fuoco e fiamme!
Infine affermo che esigo un REFERENDUM! E dobbiamo vincere noi!
La Libertà non sempre viene regalata, va soprattutto conquistata.

lunedì 9 febbraio 2009

Udine, Eluana Englaro è morta



E' volata via Eluana, libera. Non dimenticherò mai questo momento. E' un pezzo di storia italiana troppo importante. Custodirò le emozioni provate in questi giorni in uno scrigno del mio cuore. Mi auguro solo che da domani il Testamento Biologico diventi realtà. Brindo alla vita che è anche dolore, brindo all'amore che è anche rabbia, brindo all'Italia che è anche un po' burundi. Ma è pur sempre la mia cara e bella Italia.


Di seguito riporto un articolo preso dal Corriere.it


"Eluana Englaro è morta. La donna - che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 - ha cessato definitivamente di vivere alle 20,10, a quattro giorni dal ricovero alla casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove era stata trasferita per l'avvio del processo di sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata che la tenevano in vita. A quanto si apprende, la situazione di Eluana Englaro è rimasta stabile fino al primo pomeriggio, dopodiché sarebbe avvenuto un improvviso peggioramento che ha condotto la donna alla morte.
IL SENATO SI FERMA - La notizia è giunta mentre il Senato stava discutendo il disegno di legge con cui il governo ha cercato di interrompere il processo autorizzato da una sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il presidente dell'Aula, Renato Schifani, ha subito chiesto ai senatori di osservare un minuto di silenzio.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece fatto sapere di avere appreso «con profondo dolore» la notizia della morte di Eluana Englaro. «È grande il rammarico - ha deto - che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita». Schifani ha poi deciso di interrompere i lavori di Palazzo Madama e di convocare immediatamente la riunione dei capigruppo. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha chiesto che comunque il provvedimento possa essere portato a conclusione, «per evitare che il sacrificio sia stato vano».
LA NOTIZIA AL PADRE - È stato l'anestesista Amato De Monte a telefonare a Beppino Englaro per comunicare la notizia del decesso di Eluana. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla casa di riposo, dove è stato constatato il decesso.
«Sì, ci ha lasciati - è stato subito dopo il primo e unico commento rilasciato dal padre della donna -. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo».
LE REAZIONI DI VATICANO E POLITICA - Molto dura la reazione del Vaticano:
«Che il Signore li perdoni» ha detto Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari. Immediate, dopo la comunicazione della notizia, le reazioni del mondo politico, alcune particolarmente dure tanto che nella stessa Aula del Senato si è sfiorata la rissa, con i parlamentari del Pdl che hanno gridato «assassini, assassini». "
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CARA ELUANA....CIAO! SEI NEI NOSTRI CUORI.

Idea Personale: CASO ENGLARO

E' giusto che ciascuno di noi esprima il proprio modo di sentire rispetto al delicato "caso Englaro".
Da quando ho diritto di voto il mio leader politico è sempre stato S. Berlusconi. L'ho ammirato subito e per vari aspetti lo ammiro ancora. Anche oggi, nonostante non condivida il decreto legge emanato contro la dolce morte di Eluana, ho piena consapevolezza che il suo atto doveva essere tale. Mi domando, altresì, il motivo che lo ha spinto ad operare soltanto adesso che si era quasi giunti al finale della "vicenda"... Perchè mai non ha deciso di muoversi prima? Eppure di tempo ne ha avuto. Ho dunque pensato che quella di Silvio fosse alla fin fine una mossa politica volta a simpatizzarsi il Vaticano, ben conscio che il Presidente Napolitano non avrebbe mai firmato. (Sarebbe proprio un bel volpino se così fosse, vero?)
Questo Vaticano Onnipotente, ancor più dello stesso Dio. Del resto tutti sappiamo che, se fosse dipeso solo da Dio, la cara Eluana se ne sarebbe già andata ben 17 anni or sono! Ma sia fatta la volontà degli uomini questo è; e così sia. La donna è attaccata a tubi e respira tramite fredde macchine.
Ma che cosa è la vita?
E' forse respirare? E' speranza? E' dolore? Che cosa prova Eluana? Desiderava veramente morire piuttosto che vegetare? Non abbiamo alcuna prova scritta. Solo Beppino conosce il vero.
Nessuno di noi potrà mai dire di essere titolare di conoscenza esatta delle volontà di Eluana.
E allora perchè ci rotoliamo l'uno contro l'altro in questo modo? Arrivando persino ad offenderci?
Forse è solo che ci immedesimiamo così tanto in lei e mentre taluni al posto suo preferirebbero perire, altri invece vorrebbero vivere... sebbene artificialmente.
Degustibus!
Beppino Englaro ha comunque il grande valore di portare questa nazione a riflettere in modo serio sulla questione, di scuotere nel profondo le coscienze e di far sì che finalmente anche in Italia esista una legge su questi argomenti.
Una legge che si spera renda libere le genti di decidere ognuna per sè, in modo che lascino scritte le loro ultime volontà. Perchè ogni caso è a sè, e nessuna legge può regolamentare allo stesso modo la vita di tutte quante le persone!
Per quello che mi riguarda, vorrò morire. In casi estremi come ad esempio questo, certo!
Preferisco non essere affatto, piuttosto che continuare ad esistere privata della mia dignità di essere umano.
Ordunque, posso concludere asserendo che ... Si, sono del Pdl! Ma in questo caso la bandiera politica non conta. Or ora è la mia coscienza a smuovermi lo stomaco ed io non posso ignorarla! Decido così di rendere omaggio a un grande: B. Englaro!
Non avrei mai potuto divenire serva dell'ideologia politica quando tutto il mio corpo urla e chiede verità. Coraggio Beppino, i giusti sono con lei! Grati della sua esistenza. Un grande esempio di Amore, di Forza ... e di Libertà!!!

Domando scusa....

Domando scusa a coloro che sono rimasti delusi nel constatare la mia assenza sul blog. Problemi di tempo e di lavoro mi hanno trattenuta, ma non solo. Ho attraversato un periodo di profonda riflessione ed auto-critica. Mi sono chiesta se io fossi adatta o meno ad intraprendere questa strada che richiede infinito coraggio e determinazione. Sono liberale dai capelli ai piedi! Ma vedete, non basta ... è necessario trovare la forza che ti porta ad andare avanti nonostante pochi ti seguano e nonostante le piccole diatribe esistenti tra i liberali stessi. Adoro gli ideali di libertà; è abbastanza semplice soffermarsi a parlare di politica o di filosofia. A dire il vero non sono una super ferrata di materie filosofiche, tuttavia cerco sempre di documentarmi e di studiare. Altri personaggi sono ben più preparati di me ed è importante collaborare...
Non sempre i colleghi liberali ci risultano simpatici, non sempre è facile andarci d'accordo... e mi sono fermata. Ora però comprendo di avere sbagliato e di essere stata sopraffatta dalle emozioni negative. Mi chiesi. " Ma chi me lo fa fare, data la gente che c'è?" Ebbene, ora so che invece devo lottare anche per questo.
Mi ero arresa, non ci ho creduto abbastanza.
Mi dispiace.
Sono tornata per concentrarmi solo su quello a cui credo davvero e per cui vale la pena darsi da fare! Tutto il resto è solo un contorno che non mi farà mai più retrocedere.
Sono qua con umiltà e passione.
Elena.