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Bologna è la dotta e Modena è la bigotta; come mai?

domenica 15 giugno 2008

CHE COSA E' IL LIBERALISMO?

Il "Liberalismo" è una dottrina che sostiene la limitazione dei poteri dello Stato a favore dei diritti naturali degli individui (c.d. diritti innati).

Si tratta di una particolare definizione che fa coincidere il liberalismo con il giusnaturalismo.

Il giusnaturalismo afferma l'esistenza di diritti soggettivi — inalienabili ed imprescrittibili — degli individui, prima ancora del sorgere della società e dello Stato. Lo Stato infatti sorge per volontà degli individui, mediante un accordo o contratto fra gli stessi (contrattualismo), e pertanto non può violare questi diritti preesistenti e fondamentali, che rappresentano quindi i limiti al suo agire (altrimenti diventa uno stato totalitario, dispotico).
Anzi, secondo il liberali, lo Stato deve proprio assicurare il rispetto e l'applicazione di tali diritti, e di conseguenza la sua funzione deve essere "minima", in quanto limitata, in un'ottica negativa, a garantire i diritti naturali degli individui.

I diritti fondamentali in questione possono, in linea di massima, raggrupparsi in 2 grandi categorie:

  • diritti o libertà intellettuali e spirituali (libertà d'opinione, di pensiero, d'associazione, di stampa, d'espressione, di religione, etc...);
  • diritti o libertà economici (diritto di proprietà, libertà d'iniziativa economica, etc...).

Sono stati proprio i diritti economici, ampiamente tutelati dal liberalismo, a convogliare verso di esso le più pesanti critiche. L'accusa maggiore fatta al pensiero liberale è infatti quella di aver espresso solamente gli interessi dei ricchi proprietari, cioè della borghesia, e di considerare la proprietà come il diritto per eccellenza, al quale tutti gli altri sono subordinati. Per cui le libertà rivendicate non riguardano tutti gli uomini, ma solo una minoranza di questi.

È la storia stessa a rispondere a tale accusa: gli stati moderni non sono certo classisti, e tuttavia sono definiti, giustamente, liberal-democratici.

Il pregio più grande del liberalismo è sicuramente quello di dar luogo a società aperte (Popper), cioè a società in cui è sempre possibile una loro futura correzione, perché vige continuamente il principio (liberale) del confronto di opinioni diverse. Anche in questo contesto, quindi, affiora il minimalismo della società liberale, la quale deve limitarsi a dettare le regole per il corretto svolgimento dell'antagonismo tra i membri della collettività. Pertanto, lo stato liberale è per definizione pluralistico e conflittuale, ma pure limitato (nei suoi controlli verso il cittadino) e minimo (nelle sue funzioni).

Abbiamo detto che le società contemporanee sono dette liberal-democratiche. Questo perché la democrazia (governo del popolo) è la naturale prosecuzione del liberalismo. Storicamente infatti, quando le libertà riconosciute dal liberalismo sono sfuggite al privilegio dei pochi signorotti feudali, diventando patrimonio di tutti, l'estensione fisiologica dei diritti civili (liberali) ha avuto il suo naturale completamento con l'attribuzione dei diritti politici (il suffragio universale ed il metodo proporzionale di voto) e con l'inserimento della classi più basse nello stato. Si è posta così la base per società non solo liberali, ma anche "democratiche".

Tuttavia non si deve pensare che tra liberalismo e democrazia vi sia piena complementarietà e perfetto accordo ideologico. Anzi queste due dottrine politiche si sono presto messe in contrapposizione, soprattutto quando il termine "democratico" è diventato sinonimo di socialismo egualitario. Trasformazione terminologica (e di fatto) che si è verificata immediatamente dopo la rivoluzione industriale, quando la nascita di una nuova aristocrazia oligarchica (non più i proprietari terrieri, bensì i proprietari di capitale) e di una nuova generalizzata plebe (gli operai delle fabbriche) ha fatto nascere il movimento socialista ed ha pure costretto la concezione liberale ad un suo totale ripensamento.
Adesso è pacifico per tutti che lo stato non può avere solo funzioni "negative", ossia non può solo limitarsi a dettare regole di convivenza pacifica fra gli individui, ma deve intervenire sempre più nella vita sociale ed economica dei cittadini, mediante la politica fiscale, la politica creditizia, la costruzione delle infrastrutture, le provvidenze agli indigenti, la sanità, l'istruzione, ecc...

Si è passati quindi da un liberalismo di stampo classico ad un liberalismo chiamato di stampo democratico. In altre parole l'attuale pensiero liberale non mette più in dubbio la necessità di un welfare state (uno stato sociale, con ampi interventi pubblici) e si è avvicinato, per molti versi, ai democratici e addirittura ai socialisti.

La differenza rispetto a questi ultimi sta però nei modi di applicazione dello stato del benessere: mentre i liberali vorrebbero solo porre le norme entro le quali far operare lavoratori, risparmiatori e imprenditori, i socialisti vorrebbero allargare oltremisura i sussidi e soprattutto dirigere materialmente l'azione di queste categorie sociali.

Quindi il liberalismo è incompatibile con l'egualitarismo dei socialisti, cioè con l'obiettivo di una redistribuzione del reddito (egualitarismo distributivo) che garantisca a tutti uno stesso reddito e stile di vita, perché il socialismo comporta il venir meno delle libertà dei singoli, l'instaurazione di un programma autoritario e, in conclusione, la trasformazione dello stato nell'esatto opposto di una società liberale.

Nel mondo moderno quindi, i gruppi ed i movimenti politici, comunque si chiamino (laburisti, progressisti, riformatori, nazionalisti, repubblicani, democratici oppure, per usare i termini italiani, di centro-destra o di centro-sinistra), possono sempre riferirsi ad una delle due storiche dottrine filosofiche e politiche: quella dei liberali da una parte e quella dei democratici dall'altra, ovviamente con infinite sfumature al loro interno.

Pertanto: liberalismo versus partito democratico.

1 commento:

guido cacciari ha detto...

Cara Elena C,
la tua descrizione è veramente ottima.
Complimenti.
Dovresti però integrarla con questi concetti, tipi del liberalismo classico:
1) isonomia;
2) demarchià (secondo Hayek, da contrapporsi etimologicamente a democrazia);
3) liberalismo in economia (diverso dal "liberismo" di invenzione Crociana): "Il mercato è un sistema giuridico. In assenza del quale, l'unica economia possibile è la rapina di strada".
4) equivoci frequenti: il termine "liberal" ed il termine "libertarian".
Dopodiché, sostituiamo la tua definizone con quella molto peggiore presente ora su Wikipedia.