Benvenuti ...

In questa sede virtuale, è nostro intento mettere nero su bianco quelle che sono le riunioni e i ritrovi ( convegni, cene, aperitivi, ecc.) organizzati dai Liberali di Centro e di Centro-Destra della città di Modena e provincia.

Vi terremo informati e costantemente aggiornati sulle nostre iniziative, sia politiche che prettamente culturali!

Siete tutti invitati a partecipare e a collaborare, qualora lo desideriate.




Newsletter:

Per ricevere regolarmente tutte le informazioni sugli appuntamenti organizzati dalla Parte Liberale di Modena, inviate una mail a:

elena_carrizo@libero.it


Bologna è la dotta e Modena è la bigotta; come mai?

domenica 14 settembre 2008

Bolletta Hera in mostra alla Biennale di Venezia, Andrea Leoni: Altro che opera d'arte è un incubo


Un saluto a tutti voi cari lettori,

voglio mettervi al corrente di una ennesima presa per i fondelli del centro sinistra verso noi poveri cittadini (molti ignari purtroppo).


Vi riporto quanto Andrea Leoni (consigliere regionale di F.I) ha dichiarato a proposito di Hera:



L’ENNESIMA PRESA IN GIRO PER I CITTADINI In merito all’esposizione, alla Biennale di Venezia, della bolletta e dello sportello clienti Hera, il Consigliere regionale del PDL Andrea Leoni, ha presentato una interrogazione regionale e, nel merito, ha dichiarato: Altro che opera d'arte. La bolletta Hera è un incubo. Per questo la sua esposizione alla Biennale dell'Architettura di Venezia, dove è stato elevato a modello architettonico anche lo sportello clienti Hera, suona come una colossale presa in giro nei confronti degli utenti emiliano romagnoli. Ci vuole una bella faccia tosta a parlare di design e di accoglienza al cliente quando nelle sedi degli sportelli Hera gli utenti sono obbligati a fare mezze giornate di fila per chiedere chiarimenti o per fare valere i propri diritti di fronte al caos e agli errori delle bollette Hera. Se pensiamo che ad oggi Hera non è nemmeno riuscita nell’obiettivo dichiarato di migliorare la sola lettura delle bollette il fatto che questo incubo per gli utenti sia presentata come una cosa meravigliosa fa francamente cadere le braccia. Al posto che mettere in mostra una bolletta incomprensibile e uno sportello clienti, sarebbe molto meglio che Hera si preoccupasse di migliorare un servizio che non è per niente positivo per i propri clienti. L’unica cosa in cui Hera eccelle sempre è quella di far aumentare i propri ricavi. Ben il 30% in più nei primi sei mesi dell’anno. Questi ricavi arrivano dalle famiglie emiliano romagnole a seguito degli enormi rincari delle tariffe di energia elettrica, gas, acqua e rifiuti. Presenterò quindi un’interrogazione regionale per sapere costi e finalità di una iniziativa che suona più come una beffa e che non è di alcuna utilità per i cittadini. Sarebbe meglio se la società multiservizi, anziché perdere tempo in cose che interessano assai poco i consumatori, cioè quelli che la bolletta le devono pagare e non ammirare a delle mostre, pensasse a migliorare e a rendere meno cari i servizi agli utenti.

venerdì 12 settembre 2008

1° Festa del Popolo della Libertà: SASSO MARCONI (BO)


E' con grande piacere che vi informo della 1° Festa del Popolo della Libertà, che si terrà Sabato 20 e Domenica 21 Settembre 2008 presso il centro del Piccolo Paradiso a Sasso Marconi (BO).
In qualità di liberali emiliani del pdl, saremo certamente presenti all'evento! Siete tutti invitati, cogliete questa occasione per conoscerci e per conoscervi! E' bello potersi guardare in viso per poi stringersi la mano.
Vi riporto di seguito il link del PROGRAMMA DELLA 1° FESTA DEL PDL:
http://www.forzaitalia.it/speciali/FestaPDLBologna.pdf
Mi raccomando per qualsiasi altro tipo di informazioni contattateci.
elena_carrizo@libero.it
baframa88@yahoo.com

giovedì 11 settembre 2008

11 SETTEMBRE 2001


Il pensiero delle vittime di quell'11 Settembre di ben 7 anni or sono, mi prende ancora. Il grido "silenzioso" di quegli innocenti lo sento ancora. Lo strazio di coloro che hanno perso amici e parenti in quel frangente non avrà mai fine. E' l'innocenza di tutte quelle persone a rendere questa vicenda una brutale e vigliacca tragedia. Il mio cordoglio è per tutte le vittime sparse per il mondo, l'11 settembre è divenuto famoso ma non vorrei si dimenticassero i milioni di innocenti che muoiono ogni giorno per questioni economiche / politiche e per colpa di una sottile mentalità perversa.


MI FU DETTO UN GIORNO: "ELENA MA TU SEI NATA PROPRIO IN QUESTA DATA COSI' NEFASTA..." ED IO GLI RISPOSI: "GUARDA CHE DI CERTO ANCHE NELLA DATA DEL TUO COMPLEANNO SONO MORTI DEGLI INNOCENTI, SOLO CHE NON SONO DIVENTATI ALTRETTANTO FAMOSI".


Perchè io non smetterò mai di vederci come "cittadini del mondo". E tutti gli orrori di ogni parte del pianeta sono da condannare. Sempre.

martedì 9 settembre 2008

Il consiglio comunale dice no al censimento rom


No al censimento dei bambini e delle bambine rom nei campi nomadi con la rilevazione delle impronte digitali: lo ha detto il Consiglio comunale di Modena approvando, con il voto favorevole dei gruppi di maggioranza e il voto contrario di An, Forza Italia e Lega, una mozione presentata dal consigliere di Sinistra Democratica Giorgio Prampolini. Il voto è arrivato al termine di un lungo dibattito che ha visto anche la discussione di due interrogazioni.

Bocciate le due mozioni presentate dai consiglieri della Lega Nord Mauro Manfredini e di Forza Italia Andrea Leoni, che chiedevano alla maggioranza di ritirare il proprio ordine del giorno e riconoscere "che la Commissione europea si è espressa in modo favorevole al censimento dei campi nomadi in Italia, ritenendolo non discriminatorio".

Si sono espressi a favore An, Forza Italia e Lega, ma la maggioranza ha votato contro. Con l'ordine del giorno approvato, il consiglio impegna inoltre la Giunta "a mantenere alta l'attenzione verso ogni forma di sfruttamento dei minori e a rafforzare le azioni per l'integrazione, assicurando che tutti vivano in condizioni pienamente dignitose e godano dell'educazione scolastica necessaria per la loro crescita.
(da RomagnaOggi.it)
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Non so dire il perchè, ma me lo immaginavo ... Ancora una volta viene dimostrato quanto poco si ragioni obiettivamente, quanto effimera sia l'onestà intellettuale, quanto non esista un reale desiderio di migliorare l'Italia.
Dobbiamo dire BASTA a questo regime rosso! Perchè di regime trattasi.

lunedì 8 settembre 2008

LA SQUOLA


Ho un amico che lavora alla De Agostini di Modena ed è appunto un consulente editoriale. Il suo lavoro consiste principalmente nel contattare le famiglie, ascoltare le problematiche dei ragazzi nelle scuole, e offrire loro un metodo e degli strumenti alternativi per migliorare i voti e il rendimento scolastico. E' dunque emerso che molti bambini delle scuole elementari trovano difficoltà a causa delle troppe materie insegnate e dei tanti educatori presenti. Non fanno in tempo ad imparare BENE a leggere e a scrivere, che già devono impegnarsi in altre materie, passando da libro in libro, di maestra in maestra. Purtroppo viene a crearsi in loro molta confusione e un senso di vaga incertezza che li blocca. Diminuisce pertanto la passione per la scuola e cresce il loro senso di inadeguatezza! Questi sono i reali risultati dell'impostazione della scuola fino ad oggi.


Sul sito web del Comune (inviato a tutte le redazioni dell'assessore all'Istruzione del Comune di Modena Adriana Querzé) è stato pubblicato quanto segue:

"A Modena, dall'anno scolastico 2009-2010, non sarà più possibile garantire il tempo pieno per oltre l'85% delle classi che oggi funziona con questa modalità. È la conseguenza del decreto legge pubblicato il primo settembre dal Ministero dell'Istruzione, in base al quale, dal prossimo anno scolastico, ogni classe della scuola primaria funzionerà con un maestro unico per 24 ore settimanali. Le conseguenze del ritorno al maestro unico, prosegue l'assessore, sono molto gravi, non solo dal punto di vista didattico ma anche per le famiglie modenesi. Già dal prossimo gennaio, al momento delle iscrizioni, i genitori si troveranno a iscrivere i propri figli in una scuola primaria che resterà aperta solo 24 ore. Come faranno le famiglie modenesi, dove 7 donne su 10 lavorano, a occuparsi dei figli a partire dalle 12,30?. Il tempo pieno modenese, anche grazie all'impegno delle insegnanti delle nostre scuole, era riuscito a resistere agli attacchi della Moratti, ma questo è l'atto di morte, perché con un maestro solo non si potrà fare niente di più della scuola degli anni '50. Questi cambiamenti", conclude Adriana Querzè, "nonostante le dichiarazioni del Ministro Maria Stella Gelmini, sembrano dettati semplicemente dalla volontà di tagliare risorse. È come se il vero titolare del dicastero dell'Istruzione, oggi, fosse il Ministro del Tesoro".


ECCO QUESTA SI CHIAMA DEMAGOGIA!


Becera propaganda contro il governo di centro-destra. Anzichè preoccuparsi davvero delle problematiche concrete e reali che i ragazzi di oggi incontrano nelle scuole, prediligono attaccare tale riforma solo perchè proviene dalla signora ministra Gelmini. In questo modo continuano a danneggiare la scuola pubblica, ma evidentemente non è loro interesse principale il vero benessere dei ragazzi e delle famiglie. Di fatto il tempo pieno non verrà debellato bensì aumentato in molti casi, e diciamoci la verità... il maestro unico è un sicuro punto di riferimento per i bambini che necessitano di stabilità e affettività.


Il sindaco Pighi utilizza il sito web del comune come mezzo di comunicazione di Partito! Una vergogna, semplicemente scandaloso e soprattutto scorretto.

sabato 6 settembre 2008

VIABILITA'

Verde più lungo in Trento Trieste
E lo sbocco della rotonda sul viale verrà allargato a due corsie Che in città serva più verde è un imperativo sempre valido, anche per un assessore alla viabilità. E così, dopo aver messo sul bilancino da una parte la teoria con i progetti, i disegni, gli obiettivi da raggiungere, il senso del bello da abbinare al senso del traffico, e dall'altra le prime sostenute raffiche di proteste per le nuove code, ecco che è davvero venuta l'ora del verde. Come annunciato, il semaforo della grande barriera su viale Trento Trieste all'incrocio con viale Moreali, è stato tarato meglio. Gli sono stati dati tempi diversi, dopo aver calcolato le "coincidenze" con i pari colleghi in via Medaglie d'Oro, i viali del Parco, quelli di Ciro Menotti. In sostanza, traducendo per il popolo guidatore, il semaforo all'incrocio Trento Trieste-Moreali avrà il verde più lungo. Meno rosso, una concessione "politica" effettuata dal team guidato dall'assessore Sitta che aveva in effetti dichiarato da subito che qualora ci fossero interventi ed accorgimenti necessari, l'amministrazione si sarebbe subito adoperata per risolvere la situazione, Ed in effetti, in tempi non ancora scolastici, il primo sostanzioso intoppo si era creato alla rotonda iniziale di Trento Trieste, dove c'è la birreria, dove se si svolta a destra ci s'immette nella Vignolese. Le auto erano bloccate a mezzaluna, lungo la rotonda: pressoché nessuno nel nuovo senso contrario, tutti in fila indiana bloccati dalla frontiera del rosso. Verde più lungo e gli effetti non si sono fatti attendere. Ma sempre in quella rotonda vedrà i tecnici prodigarsi per un altro intervento davvero necessario. Lo sbocco della rotonda per proseguire su Trento Trieste in direzione via Emilia è troppo astretto. Sinora le auto hanno dovuto restringersi, come infreddolite, per passare. E si passa uno per volta quasi sempre. E non va certo bene. La soluzione? Daniele Sitta: «Allargheremo le "aiuoline" che fiancheggiano il tratto, creeremo più spazio in modo tale che si vengano a creare due corsie completamente percorribili».

Gazzetta di Modena

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UN verde più lungo, UNO. Ok. Ma voglio parlare della mia esperienza personale adesso, dato che in teoria tutte queste modifiche sono state effettuate per migliorare la viabilità e DIMINUIRE il traffico:

Stavo guidando la mia Punto per tornare a casa in un caldo pomeriggio qualsiasi, quando mi trovo ad imboccare V.le Ciro Menotti... proseguo tranquilla per la mia strada e d'un tratto mi sposto distrattamente dal centro della via verso sinistra. Avevo dimenticato che ora il viale non è più a senso unico bensì a senso alternato e per poco non ci rimettevo le penne! Eheh... Mi sono guardata attorno attonita e mi è sovvenuto un dubbio. A parte il fatto che mi stavo per ammazzare, ho comunque notato che c'è un casino bestiale di auto e non mi è stato del tutto chiaro a che cosa sia servito tanto smantellare per poi rifare e modificare ancora. Boh! Lo faranno per dare lavoro a chi sanno loro, mi sono detta. Un percorso ad ostacoli è divenuto quel tratto. Ma insomma pazienza. Pighi sa quel che fa, certo. Ma io non so per chi lo fa. Peccato.

PER CHI ANCORA NON LO SAPESSE, E' STATA MODIFICATA LA VIABILITA' NEI VIALI REITER, CIRO MENOTTI E TRENTO TRIESTE. CON I PRIMI ARRIVI DALLE FERIE GIA' SI SONO CREATE CODE E FILE DI AUTO, E SOLO DOPO RIPETUTE SEGNALAZIONI HANNO BEN PENSATO (ALLELUJA) DI INTERVENIRE AUMENTANDO ALMENO LA DURATA DI UN SEMAFORO VERDE. STAREMO A VEDERE COL RIENTRO DEGLI STUDENTI NELLE SCUOLE COME ANDRANNO LE COSE. TUTTAVIA CONTINUO A CHIEDERMI IL PERCHE' DI COTANTO SCONQUASSO E A CHE PRO. ERA DAVVERO NECESSARIO RIVOLUZIONARE TUTTO? O BASTAVANO ALTRI SEMPLICI TIPI DI ACCORGIMENTO PER AIUTARE DAVVERO QUESTA NOSTRA TRAFFICATA VIABILITA' MODENESE?...

mercoledì 3 settembre 2008

Voto agli immigrati?


Ma non ci penso nemmeno! Questa è politica sporca. Il pd sta tentando di acquisire voti dagli stranieri essendo oramai alla frutta. Suona tanto come SLOGAN politico, della serie: " Immigrati cari votateci alle prossime elezioni, fateci vincere, riempite le nostre tasche di soldi e potere ed in cambio noi vi regaleremo l'Italia sul piatto d'argento!".

Il loro amore per il popolo italiano mi fa fremere e vibrare, si ... Di paura!

E la vera integrazione dove la mettiamo? Certi diritti non possono essere dati a caso e a comodo, ma giustamente meritati. Se dopo 10 anni di permanenza nel nostro paese loro decidono di divenire cittadini italiani effettivi, allora si. Hanno dimostrato di sapersi adattare e di voler vivere da italiani. A casa mia vengono prima i doveri, e se ben espletati arrivano i diritti come diretta conseguenza. Non il contrario. Ma dove siamo alla Coop? Prendi 3 e paghi 2; credono di poter regalare diritti come i buoni sconti questi. Ma dove siamo arrivati?

sabato 16 agosto 2008

LA BEFFA!!!


Come descritto nel post precedente, io denuncio a pieni polmoni il degrado di Piazza Matteotti che altro non è che la 2° piazza di Modena! Gli stranieri non possono amare e avere cura dei monumenti e degli spazi del centro cittadino, per il semplice fatto che sono stranieri e questa non è la loro vera casa. Non hanno particolare interesse per tradizioni, usi e culture che non siano le proprie. E perchè mai dovrebbero portare rispetto per un Comune che per primo non porta rispetto verso sè stesso e i cittadini italiani che vi abitano? Gli extracomunitari, potendo farlo, portano avanti la loro di tradizione e la loro cultura! Ed è giusto che sia cosi. Siamo noi a dover richiedere il rispetto e a impedire loro di distruggere ciò che amiamo e che ci appartiene. Mi chiedo se per caso i politici di centro sinistra si siano bevuto il cervello o se molto più presumibilmente non se ne interessino affatto! Di chi? Ma di noi!!! Noi che dobbiamo andarcene da un luogo in cui siamo nati e cresciuti perchè alla mercè di spacciatori, delinquentelli che spaccano le macchine, continue multe perchè non ci sono posti per parcheggiare, per la puzza, per il timore di essere derubati...


Modena era una cittadina tranquilla.


Ed oltre al danno pure la BEFFA, che ora riporto dal Resto del Carlino. Leggete pure quanti soldi sperperati in onore dell'ASSESSORATO ALL'AMBIENTE! Il colmo.


Seimila euro a Roversi per moderare un incontro
Polemica sulla costosa consulenza attribuita dal Comune al 'turista per caso' per condurre un incontro sui 25 anni dell'assessorato all'ambiente.


Modena, 14 agosto 2008. Risparmiare e «moderare». Due comandamenti, per chi ha a cuore l’ambiente. Ma che hanno cozzato l’uno contro l’altro in un convegno, proprio su temi ecologici, organizzato dal Comune nell’aprile scorso. Farlo moderare al presentatore e ‘turista per caso’ Patrizio Roversi è costato all’amministrazione seimila euro: una spesa che a molti non pare proprio oculata, di questi tempi. E’ stata l’agenzia Dire a sollevare ieri il caso, spulciando fra la lunga lista di consulenze che il Comune ha attivato nell’ultimo anno. Un elenco che è anche consultabile sul sito dell’amministrazione comunale.
L’incontro del 19 aprile al Baluardo della Cittadella ha celebrato i 25 anni dell’assessorato all’Ambiente del Comune. Erano presenti, fra gli altri, il sindaco Giorgio Pighi, l’assessore all’Ambiente del Comune, Giovanni Franco Orlando e il presidente della Commissione regionale Ambiente Gian Carlo Muzzarelli. La tavola rotonda è stata anticipata, il giorno prima, da un altra giornata di incontri, ma Roversi ha presenziato solo sabato 19 e a questa sola data va riferito il compenso lordo di seimila euro. La nota che annunciava il contributo sempre acuto e sopra le righe del presentatore bolognese prometteva da parte sua un excursus «originale dei 25 anni di storia del settore Ambiente mettendo a confronto le esperienze di assessori e dirigenti che si sono succeduti in questo quarto di secolo».
Proprio l’assessore attuale, Orlando, fa ora presente che «la spesa rientrava nel budget previsto per quella giornata ma anche per una serie di iniziative legate al venticinquesimo anno del settore Ambiente nell’amministrazione modenese». Riconosce comunque che il compenso per l’incarico a Roversi era tarato per una sola giornata di ‘servizio’. «E’ sempre opinabile la questione di convocare personaggi noti, testimonial per appuntamenti importanti — dichiara Orlando — ma nel caso di cui parliamo mi pare proprio che l’iniziativa sia riuscita, richiamando tante persone e attenzione sull’evento». Già ma ci chiediamo se al di là degli addetti ai lavori i cittadini se ne sono accorti.
Per Baldo Flori di ‘Modena a Colori’, fustigatore delle consulenze, la spesa per portare la verve di Roversi al convegno del Comune «è un’ulteriore offesa al buon senso e ai modenesi vittime di ristrettezze economiche in questo particolare periodo. L’amministrazione ha dimostrato di avere disponibilità economiche abbondanti, come risulta dagli ultimi dati di bilancio. Non mi sorprende, quindi, l’entità della spesa per convocare Roversi. Il denaro pubblico viene amministrato in maniera leggera in questi casi, con spese inutili e non necessarie, proprio quando si parla di tagli e di risparmio in tante altre occasioni. Insomma, si continua a predicare bene e a razzolare male da parte dell’amministrazione comunale».
di PAOLO GRILLI


A PROPOSITO DI SICUREZZA E LEGALITA'...


° Il cuore di Modena è costituito da un piccolo centro che ruota attorno alla Ghirlandina. Forse in mezz'ora lo hai girato quasi tutto.
La Ghirlandina, bianca regina, è quanto di più decoroso e grazioso il centro cittadino possegga. Da adolescente ero innamorata di questa particolare torre che si elevava a pochi metri di distanza da casa mia.
La notte specialmente, lei si trasformava in regina ed io trascorrevo piacevoli minuti nell'ammirarla in silenzio dalla mia camera mansardata...fantasticando. Lei e la Luna.
Il suo bianco pallore contrastava con l'oscurità tutta e le nuvole grigie.
L' aspetto del cielo, nei temporali soprattutto, tra lampi e tuoni, le conferiva ancora maggior splendore e solennità. Ne ero stregata.
E lei se ne stava lassù, regina incontrastata dei tetti e di quel cielo sfumato , col melodioso sottofondo del cinguettio regolare degli uccellini che abitavano gli alberi di Piazza Matteotti, attigua al Duomo. °°°

Sono tra i ricordi più cari che mi porto dentro. Il mio centro, la mia piazza, la mia bella "Ghirlandeina" ... li porto nel mio cuore.

Un cuore che oggi si strugge nel constatare il degrado in cui versa la piazza tanto amata.

Ma dov'è il sindaco G. Pighi? Come è possibile che un luogo così bello a due passi dall'entrata principale del Duomo di Modena, sia divenuto un ghetto in cui regna sporcizia, letame, droga, violenza e puzza?
E dire che il Comune deve essere tutto fuorchè senza fondi!
Rivoglio i tavolini all'aperto, la musica, i fiori e gli uccellini che cinguettano, certo!
Nessuno cel'ha con gli uccellini purchè venga pulito il suolo. Ormai le cacche sono delle incrostazioni che fanno tutt'uno con la pavimentazione della piazza.
Sembra un centro di recupero per extracomunitari (ma forse nemmeno quei centri arrivano a tanto). L'hanno trasformata in un porcile. Tutta spaccata e maleodorante.

Una vergogna.
La piazza del mio cuore non esiste più.


Riporto di seguito un articolo della Gazzetta di Modena risalente al 2007. Della serie "come è cambiata la situazione nel 2008".


«Piazza Matteotti, latrina all'aperto» Petizione a Pighi: «Viviamo tra risse, schiamazzi ed escrementi»
Il tono è ironicamente esasperato, il contenuto non lascia spazio alle interpretazioni. Nelle venticinque righe della lettera-appello a Giorgio Pighi il promotore dell'iniziativa usa parole educate per indicare il degrado della seconda piazza modenese, piazza Matteotti, e chiede una vigilanza più assidua sulla zona. Il tono forte, se così vogliamo chiamare il documento promosso da Maurizio Vitale, che abita in zona da alcuni anni assieme alla famiglia, sta proprio in questo contrasto.«Non voglio tirare addosso al sindaco a tutti i costi - spiega Vitale, cineoperatore per la Rai e spesso in giro per l'Italia - non chiedo vigili urbani a ogni angolo, non chiedo soluzioni miracolose ma solo un poco di "manutenzione" per uno spazio pubblico talmente degradato da essere diventato una terra di nessuno per chi ci abita. Dalle partite di pallone allo spaccio passando per una fogna a cielo aperto per tutti gli sbandati che passano da quelle parti: è troppo chiedere che ci sia qualcuno che provveda a questo? A chi dovremmo rivolgerci, se non al sindaco? Eppure ogni giorno paghiamo per le tasse comunali ma i servizi dove sono quando servono? Se, come accaduto sinora dovremo provvedere per conto nostro a sistemare e pulire ci regoleremo di conseguenza anche per le tasse che il Comune ci chiede».In poche ore la petizione, sottoscritta solo da chi frequenta due palazzi, ha raccolto un centinaio di firme. «Ci siamo fermati per dare un segnale, per capire se c'è volontà di provvedere» conclude Vitale. «Caro Sindaco - è scritto nella lettera - piazza Matteotti e la vicina chiesa di San Giovanni Battista sono in condizioni sgradevoli. Specialmente se pensiamo che si trovano a un tiro di schioppo dal Duomo e da piazza Grande. Come già scritto in passato, l'aiuola che delimita la chiesa è una latrina per cani e uomini. L'angolo successivo, quello di Vicolo Caselline, è invece il punto preferito dagli uomini per fare la cacca. I cani la fanno un po' ovunque. Bottiglie in frantumi e lattine vuote fanno bella mostra di se nell'angolo più dimenticato della Piazza dove questa incontra il Vicoletto di cui sopra. Questo per quel che riguarda l'aspetto igienico-sanitario. Vorrei aggiungere due parole riguardo agli spacciatori e i delinquenti che sono ritornati a frequentare le panchine e il portico che si affaccia su via del Taglio. La sicurezza e l'ordine pubblico sono beni fondamentali che devono essere garantiti al cittadino.
Il drammatico aumento della delinquenza culminato nella rissa furibonda avvenuta in questa piazza alle nove della sera del 27 aprile scorso, dovrebbe far riflettere gli amministratori di questa città. Siamo stufi di grida e schiamazzi notturni, di bottiglie in frantumi a due passi dalla giostra, di extra-comunitari che soddisfano i loro bisogni al riparo della chiesa di San Giovanni. Vogliamo che i nostri figli possano giocare tranquilli senza temere che gli accada qualcosa di grave.A proposito del gioco del pallone davanti all'asilo nido ritengo doveroso che i vigili urbani si preoccupino di rimproverare a dovere chi, spesso, tira certe "staffilate" da staccare la testa ad un bambino. Insomma noi vorremmo più attenzione per questa povera piazza e potenziamento dell'illuminazione pubblica che vorremmo del tipo vivace e non come l'attuale che ricorda i parchi pubblici della povera Bulgaria.
(15 maggio 2007)

lunedì 11 agosto 2008

COOP ROSSE: DI RODOLFO RIDOLFI

Nel libro le coop rosse il capitolo VI è dedicato ad Hera spa e affermo “ Numerosi politici, studiosi e giornalisti, da anni denunciano come il sistema delle partecipazioni locali rappresenti un vero e proprio freno alle autentiche liberalizzazione dei servizi, configurando di fatto un monopolio ed un blocco alla libera concorrenza. Questo fenomeno è diffuso a tal punto da provocare un forte dissenso che si esprime da tempo con numerose iniziative di cittadini e associazioni dei consumatori, con interpellanze e interrogazioni nel Parlamento, nella Regione Emilia-Romagna, nei Comuni e nelle Province dove opera Hera Spa. I fatti di questi giorni confermano e rafforzano quanto già ampiamente dimostrato” Infatti i 22 milioni di euro di multa dovuti da Hera spa al fisco, a causa dell’ingiunzione dell’Ue per le agevolazioni concesse nel triennio 1996/99, sono il risultato dell’assoluta incapacità dei sindaci dei Comuni soci, che hanno accettato passivamente il ruolo di essere telecomandati per inseguire il business su servizi essenziali”. “Da anni, e in particolare da quando la Consob nel 2002 lanciava i suoi segnali di avvertimento, era già chiaro che sarebbe finita esattamente come sta finendo: con un danno di proporzioni gigantesche per le tasche dei cittadini, costretti a pagare per l’insipienza dei loro primi cittadini e la spregiudicatezza di consulenti e dirigenti di Hera, per di più profumatamente pagati”. “Ora, però, ci aspettiamo un soprassalto di dignità da parte dei sindaci. Facciano valere il loro 57% di quote azionarie per convocare l’assemblea di Hera spa e propongano che i primi 22 milioni di euro di utili vengano destinati a pagare la multa al fisco. Sarebbe il minimo per tentare di mettere una pezza a un’operazione disastrosa”. “Non solo Se fossero amministratori con un briciolo di rispetto per i loro amministrati, dovrebbero sentire il dovere di chiedere il risarcimento dei danni ai consulenti e ai dirigenti di Hera spa, diretti responsabili della multa da 22 milioni di euro”. Se non fossero così pervicacemente incollati alla poltrona dovrebbero liberare le Istituzioni dalla loro imbarazzante presenza, ma così non sarà e soltanto una sonora bocciatura elettorale, quando sarà, potrà restituirci fiducia e serenità in un futuro di verità e di libertà. Comunque Bei compagni alle coop e ad Hera!

HERA E GLI INCENERITORI

Riporto di seguito alcuni link di articoli scritti su Hera e sugli inceneritori che HA VOLUTO continuare a costruire (e che costruirà altrove) nonostante il parere negativo di molti medici e cittadini.
La politica locale sembra più interessata "ai soldi" e al potenziamento del monopolio Hera, che al benessere dei cittadini (tanto per la salute quanto per le tasche sempre più vuote viste le tariffe che ci ritroviamo a pagare!).


Eccovi i link:
http://www.ecceterra.org/doc/ordine.medici.modena%20inceneritore_13giu06%20_1_.pdf

http://www.peacelink.it/ecologia/a/21144.html

http://www.modenasaluteambiente.it/public/flatnuke/index.php

CASO "HERA" IN EMILIA ROMAGNA

Rodolfo RIDOLFI Hera, Coop rosse, Meta, Unipol. Capitalismo Rosso da esportare.
Il buon proposito di Hera per il nuovo anno? Aumentare sicuramente le tariffe. Ci raccontarono che Hera nasceva per calmierare le tariffe delle "utilities". Da quando Hera è nata ha solo rastrellato soldi nelle tasche dei cittadini. Si dice che abbia anche guadagnato nelle operazioni di borsa, ma le tariffe non hanno mai subito una variazione positiva per i cittadini. I servizi erogati da Hera sono sicuramente peggiori rispetto a prima ed a questo si aggiunge anche qualche "furberia al veleno" che ha inquinato le nostre terre. Considerato il quadro generale c'è da chiedersi dove Hera spenda tutti quei soldi che ci sfila. Ai cittadini è dato sapere ben poco. E' passata infatti un po' in sordina la notizia dell'acquisto da parte di Hera della Centrale per la termovalorizzazione (inceneritore) di Teverola in provincia di Caserta. Dopo i tentativi di fare inceneritori prima ad Imola poi a Faenza e Ravenna, dove non è detto che non riescano, Hera è sbarcata in Campania. Hera parte per le crociate e si tuffa negli immani problemi collegati ai rifiuti di quella Regione impegnando i denari rastrellati aumentandoci le tariffe. Speriamo almeno che dopo questo investimento in loco non vengano più portati rifiuti campani nelle nostre traboccanti discariche. E' lecito anche pensare che Hera si espanda a nostre spese e vada ad inquinare quelle popolazioni che già hanno dei grossissimi problemi legati ai rifiuti, problemi dovuti anche alla presenza stabile e stabilizzata in questo redditizio settore di organizzazioni criminali. Una barbara colonizzazione velenosa del sud Italia contro quelle popolazioni che già nel 2000 fortemente contestavano l'apertura della centrale di Teverola. Agli amici campani un avvertimento, Hera arriva e apre, poco varranno le vostre proteste; Hera è un modello di nuova "imprenditoria rossa", fatto con il contributo forzato dei cittadini, senza un pubblico controllo. Questo modello però inizia a suscitare forti dubbi anche a chi lo vedeva con favore, partono infatti anche da una parte dei DS critiche contro la Multi Utilities. C'è sorto il dubbio che Hera sia lo sviluppo del modello economico emiliano-romagnolo, un intreccio ed una riconversione di quel modello fondato sulle cooperative, che non si accontenta più di operare in ambito regionale ma che aspira a colonizzare l'Italia a colpi di Opa, borsa, salotti buoni e rifiuti. Sarebbe troppo facile in questi giorni parlare di Unipol e di cooperative. Da tempo sostengo che Hera, nata purtroppo anche con l'avvallo di ambienti bolognesi e non solo di centrodestra ha visto protagoniste le ex municipalizzate intrecciate in un sistema molto complesso e ripetitivo di scatole cinesi spesso in contrasto palese con la normativa comunitaria sulla libera concorrenza, sui monopoli, sulle gare ad evidenza pubblica nell'affidamento dei servizi. La forma giuridica della società di capitali utilizzata da questi "carrozzoni" serve per poter disporre delle risorse pubbliche, costituite dalle tasse e dalle tariffe che i cittadini corrispondono per i servizi, a piene e libere mani non per una maggiore efficienza ed efficacia, dei servizi finalizzata al contenimento ed alla riduzione delle tariffe, ma per dar vita ad un originale modello di "capitalismo rosso" dove assurgono a "maghi della borsa" senza eccessiva responsabilità, visto che il capitale di rischio non è il loro ma degli utenti che non possono certo sottrarsi a corrispondere le tariffe. Le tariffe ed i bilanci, tra l'altro, sono sfuggiti anche al controllo dei rappresentanti eletti dai cittadini come dimostrano i vertiginosi e recenti aumenti di gas, acqua, smaltimento rifiuti. Appare evidente il moltiplicarsi di parassitarie nicchie di clientele e di privilegi, in grado di condizionare la politica, al riparo da persistenti condizioni di pubblico monopolio, coi relativi costi posti tutti a carico del cittadino nella duplice veste di utente e di contribuente. in questo ambito gli emolumenti spropositati e ripetitivi corrisposti a dirigenti ed amministratori spesso ex sindaci o assessori, dirigenti di partito, di case del popolo, dove erano provetti animatori delle tombole, rappresentano una macroscopica anomalia. La Regione ha fatto e sta facendo tutta una serie di leggi funzionali alle esigenze concrete di quel "capitalismo rosso" fatto con le risorse dei cittadini ma che al controllo dei cittadini utenti deve essere sottratto. Tutte le vicende del leviathano Hera dimostrano che l'obiettivo primario della sinistra nostrana non è il bene comune ma il rafforzamento e la blindatura di quelle holding (Hera in testa e tutte le scatole cinesi) sorte dalle ex municipalizzate che intende elevare al rango di intoccabile e incontrollabile "braccio economico" del nuovo impero. Evidentemente la sinistra persegue un disegno caratterizzato "da cattiva gestione del personale, da incapacità di governare i processi di riorganizzazione aziendale, da mancata attenzione alle dinamiche di sviluppo". I Comuni insieme alle cooperative ed ai sindacati hanno dato vita ad una società interamente pubblica che si sottrae costantemente ad ogni funzione di indirizzo e di controllo di competenze, che non discute e non si confronta pubblicamente sui propri bilanci e la propria gestione, che si dimostra incapace di proporre un progetto industriale per affrontare almeno in parte la soluzione dei gravi problemi di cui soffrono vistosamente i servizi in Romagna Chi sono i soci, chi sono gli amministratori di Hera? La Lega delle cooperative c'è e non solo per guidare con Unipol le vicende della borsa e la fusione Hera Spa e Meta Spa, ma con cooperative e personaggi di spicco: Luciano Sita Presidente Granarolo spa e Consorzio Gran Latte Piero Collina Vice Presidente Finsoe Presidente Consorzio Cooperative di Costruzione-Acam, anche il V.Presidente Maurizio Chiarini ha un passato nella Lega coop di Ferrara come responsabile del settore finanziario. Il Presidente emanazione del territorio forlivese è il dalemiano Tommaso Tommasi di Vignano ex Telekom. Hera, Cooperative rosse, sindacati enti locali costituiscono "la grande cappa" che soffoca la libertà sostanziale nella nostra Regione.

domenica 3 agosto 2008

Eluana, da Senato sì a conflitto attribuzione a Consulta


ROMA (Reuters) - Il Senato ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale sul caso di Eluana Englaro, la donna che da 16 anni vive in coma vegetativo e per la quale la Corte d'Appello di Milano aveva autorizzato il padre a interrompere il trattamento che la tiene in vita.

La decisione segue quella analoga assunta ieri della Camera.

Secondo la sentenza della corte d'Appello civile di Milano del 9 luglio, a cui aveva aperto la strada una precedente pronuncia della Cassazione, il padre della ragazza, Beppino Englaro, avrebbe potuto chiedere ai medici di interrompere il trattamento che tiene in vita Eluana, oppure aspettare l'eventuale ricorso della procura generale.

Quest'ultima ha depositato ieri il ricorso in Cassazione, in un atto che torna ad impedire alla famiglia di staccare la spina alle macchine che tengono in vita la donna, almeno finché la Suprema corte non si pronunci e la Consulta accetti eventualmente il conflitto di attribuzione.

Nelle ultime tre settimane il padre di Eluana non era riuscito a trovare una struttura sanitaria disposta a far morire la ragazza, tante erano state le pressioni politiche e della chiesa contrarie, come hanno detto ai media persone vicine alla famiglia.

Per il Parlamento la magistratura, autorizzando la morte, ha compiuto una "invasione di campo", decidendo su una vicenda che riguarda un diritto protetto dalla Costituzione -- la vita di una persona --, e che non è ancora regolata da una legge.

Non esiste infatti nell'ordinamento italiano una normativa sul testamento biologico che avrebbe potuto costituire una traccia per i giudici.

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Perchè? La mancanza di una legge è la prova lampante di come i nostri diritti individuali siano ignorati! Costretti a subire trattamenti non desiderati, ridotti a vegetali. VIOLENZA! Questo è il vero nome.

Se anche voi siete favorevoli al Testamento Biologico firmate la petizione di Valentina Bellini sul seguente indirizzo web=>

http://www.firmiamo.it/regolamentazioneleggetestamentobiologico

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Entro 2008 testamento biologico

Il Senato dedichera' un'apposita sessione per l'esame e l'approvazione entro il 2008 di un ddl sul testamento biologico. E' il segno dell'accordo bipartisan concretizzatosi nel dibattito al Senato sulla vicenda di Eluana Englaro. La richiesta era contenuta nell'odg del Pd che e' stato messo ai voti per parti separate. Il Pdl ha votato contro la 'premessa', ma ha poi deciso di non partecipare alla votazione della seconda parte, rendendone cosi' possibile l'approvazione.

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Incrocio le dita! Prima firmo però.

sabato 2 agosto 2008

Strage 2 Agosto 1980

Dopo gli attacchi di Rifondazione che hanno costretto Alfano alla rinuncia e l'offesa di Mancuso al 'sostituto' Rotondi, il ministro per l'Attuazione del programma è arrivato a Bologna per partecipare, fin dall'inizio, alla commemorazione.

Si è conclusa senza incidenti a Bologna la manifestazione per ricordare la strage alla stazione del 2 agosto 1980 nella quale morirono 85 persone. Le annunciate contestazioni dell'estrema sinistra ci sono state ma non hanno disturbato la cerimonia. Gruppi di Rifondazione Comunista e del Pdci, in particolare, hanno lanciato dei fischi all'indirizzo del sindaco Cofferati e del ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi.

"I fischi non mi disturbano affatto - ha detto il ministro - lo fanno perché sono un ministro e va bene così. Almeno mi hanno preso sul serio", ha poi scherzato Rotondi riferendosi alle polemiche dei giorni scorsi di Libero Mancuso, che lo aveva definito un personaggio incolore.
Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, ha ricordato che il terrorismo ha colpito più volte la città, che però non si è fatta piegare dalle ferite. "Ci sono le condizioni - ha detto il sindaco - per esercitare il diritto dovere alla memoria senza polemiche". E a chi chiede la revisione del processo sulla strage, Cofferati risponde: "Deve decidere la magistratura, come sempre in piena autonomia e libertà", ma per il sindaco non ci sono i presupposti per una riapertura del processo.


PAOLO BOLOGNESI "NIENTE FISCHI"

Dal presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto, Paolo Blognesi, arriva l'invito a "evitare polemiche e fischi e a fare in modo che oggi sia il giorno del ricordo". Nel suo intervento nel corso della cerimonia che si e' tenuta in Consiglio comunale, Bolognesi esordisce dicendo: "Deludero' quelli che pensano che io interverro' sulle polemiche di questi giorni". Quindi, l'appello alle "forze politiche di qualsiasi colore a ricordare i parenti delle vittime".
Il presidente dell'associazione dei familiari sottolinea la "notevole partecipazione dei parenti che hanno voluto essere qui in modo massiccio" e "l'importante presenza delle autorita' e delle istituzioni e del governo", rappresentato dal ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, seduto accanto al sindaco Sergio Cofferati tra i banchi della Giunta comunale.

IL MINISTRO ROTONDI : "AFFIANCO ALLE VITTIME PER INDIVIDUARE I MANDANTI"

Il Governo si impegnerà a fianco dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 per individuare i mandanti dell'attentato terroristico. «Il Governo - ha detto il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, a margine della commemorazione della strage presso il Palazzo del Comune di Bologna - è impegnato ad affiancare al tavolo tecnico che dovrà corrispondere alle legittime richieste dei parenti delle vittime un tavolo politico istituzionale che intende corrispondere esattamente a questa aspettativa». Rotondi ha poi ribadito il valore dell'unità delle istituzioni dopo le polemiche dei giorni scorsi: «L'unità delle forze politiche ha inginocchiato la belva nella storia d'Italia. A questa unità - ha spiegato il ministro - non si rinuncia mai, come fortunatamente avviene oggi. Se una presenza è motivo di divisione è meglio che non ci sia. L'importante - ha continuato - non è la comparsa del Governo ma sempre l'unità di tutte le istituzioni e di tutte le forze politiche democratiche. Questo ha sempre fermato la belva». A proposito di possibili fischi della piazza durante la commemorazione del 28esimo anniversario della strage, il ministro per l'Attuazione del programma ha detto: «In un Paese libero il Governo è sempre destinatario di una sofferenza, qualunque essa sia. Qui c'è una sofferenza altissima, dopo 28 anni, e un interrogativo infinito. Quindi il fischio non spaventa. Spaventerebbe una disunità delle istituzioni, questo abbiamo voluto evitare».

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TROVO INAMMISSIBILE CHE PERFINO DURANTE CODESTI MOMENTI DI DOLORE E DI CONDIVISIONE, CHE RIGUARDANO TUTTI GLI ITALIANI, POSSANO NASCERE ASTI E CONFLITTI POLITICI! OGNI SCUSA E' BUONA, QUANTA BASSEZZA.

TUTTI UNITI CONTRO IL TERRORISMO!

IL MIO PENSIERO E' RIVOLTO ALLE VITTIME DELLA STAZIONE DELLA VICINA BOLOGNA, ACCENDIAMO UNA CANDELA SIMBOLICA PER NON DIMENTICARE.

PER NON DIMENTICARLI.

giovedì 19 giugno 2008

Tremonti ha un bel pacchetto, gli manca solo la benzina


Di velluto, ma pur sempre una rivoluzione. Sarebbe ingeneroso sottostimare l'importanza del «pacchetto per lo sviluppo» che esce oggi dal Consiglio dei ministri. È vero che il governo si è perso alla ricerca di passanti danarosi nella foresta di Sherwood: la Robin Hood tax obbedisce alla necessità, per il ministro Tremonti, di dare seguito politicamente al clima e agli scenari che prefigurava nel suo best-seller elettorale. Ma è vero anche che Tremonti e il governo si trovano ad agire in un momento particolare, nel quale nessuno vede la fine della corsa al rialzo del greggio. La tentazione di togliere ai ricchi, contorcendo il vocabolario tradizionale del centrodestra e spiazzando il Pd, viene a saldarsi col bisogno di venire incontro alla domanda popolare: fate qualcosa. È comprensibile si voglia disinnescare un disagio sociale che pare pronto a esplodere in settori tradizionalmente vicini al Pdl (fra i padroncini, per esempio) - nel momento in cui si sa già che altri pezzi di società (a cominciare dagli impiegati pubblici) stanno affilando le armi.
Per carità, le pressioni politiche rappresentano l'eterna giustificazione di qualsiasi interventismo. Ma sarebbe ipocrita negare che vi siano, e pesanti, e illusorio immaginare un esecutivo saldo al punto da resistervi. Certo, se il gettito della Robin Hood tax verrà utilizzato per concedere una fiscalità di favore ad alcune categorie particolarmente esposte al caro carburanti darà sollievo solo a loro. Una riduzione selettiva del prelievo finirà per distorcere il mercato senza produrre benefici diffusi.
In questo frangente, di diverso conio dovrebbero essere le misure volute da Claudio Scajola. Mirando alla liberalizzazione della distribuzione, il ministro può fare bene: ma tenendo presente che liberalizzazione, quando si parla di benzina, fa rima con razionalizzazione. La rete italiana è molto inefficiente e questo causa un sovrapprezzo quantificabile in 3-5 centesimi per litro. In Italia, rispetto ad altri paesi europei, abbiamo troppi punti di rifornimento, con un erogato medio troppo basso, che derivano interamente il loro reddito dai margini sui carburanti. La chiave di volta sta nella rimozioni dei vincoli esistenti al mix merceologico. Cioè, i distributori dovrebbero poter vendere anche i prodotti non oil, creando veri e propri minimarket, come accade altrove, e trasformare i carburanti in beni civetta per attirare i clienti.
Detto questo, il pacchetto è l'espressione migliore della nuova stagione del centrodestra. Un nuovo corso meno incendiario nelle parole d'ordine, ma - se il pacchetto avrà il destino che la marmorea maggioranza berlusconiana potrebbe garantirgli - non necessariamente meno incisivo. I provvedimenti più volte anticipati dai ministri Sacconi e Brunetta dovrebbero esserci, e non si tratta di cure omeopatiche. L'abolizione del divieto di cumulo fra lavoro e pensione può avere importanti effetti di «emersione».

La riduzione della carta nella pubblica amministrazione non fa bene solo alla foresta amazzonica, ma rende possibile l'affinamento di strumenti che di per sé dovrebbero significare un recupero di efficienza e di trasparenza.
Inoltre, è apprezzabile la responsabilizzazione degli enti locali, che pure fanno fuoco e fiamme, messi davanti alla prospettiva di tagli molto duri. Quando Tremonti dice: comportiamoci come fossimo in un condominio, implicitamente chiarisce dove stia la differenza tra gli scampoli di federalismo faticosamente strappati a Roma negli scorsi anni e il «federalismo fiscale» cui si dovrebbe mettere mano in questa legislatura. Un federalismo autentico deve essere responsabilizzante ed evitare la moltiplicazione dei centri di spesa.
Ma fra tutte le novità apprezzabili (inclusa la spintarella populista ai libri di testo su internet, che comunque attiva un mercato) che dovrebbero essere presenti nel pacchetto, di gran lunga la cosa più importante è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. È così perché si tratta del provvedimento politicamente più difficile (chiedere a Linda Lanzillotta) nonostante sia apparentemente una ricetta condivisa dai partiti maggiori. Le resistenze degli interessi locali, dei loro terminali romani, e del sindacato, sono leggendarie. Va dato atto al Pdl di mettere consapevolmente le mani in un vespaio. Forse sarà questo il banco di prova decisivo per capire se quello di Berlusconi è decisionismo o un tirare a campare ben temperato.

Da Il Riformista, 18 giugno 2008
di Alberto Mingardi

martedì 17 giugno 2008

ICI DAY: Bertolini (Pdl) incontra i cittadini


MODENA - Sono tantissimi i cittadini che lunedì mattina hanno incontrato Isabella Bertolini (PdL) presso il punto informativo allestito sotto il portico del collegio in centro città, in occasione dell'ICI day, per ricordare, nel giorno della scadenza del pagamento dell'imposta comunale sugli immobili, gli effetti derivanti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa, voluta dal Governo Berlusconi.

"Sono moltissimi i Modenesi grati al nuovo Governo per avere cancellato una imposta ingiusta, che colpisce un bene primario come la casa di proprietà. Circa 70.000 le famiglie modenesi che oggi non dovranno pagare l'ICI. Una rivoluzione epocale quella introdotta dal Governo nella storia del nostro Paese, che ci sembra giusto ricordare. Circa 8 milioni di euro oggi rimarranno nelle tasche dei cittadini modenesi. L'abolizione dell'Ici, che sarà a costo zero per i Comuni, rappresenta la prima grande promessa già mantenuta dal Governo del PdL, per rimettere nelle tasche degli Italiani parte dei soldi che il governo Prodi ha tolto alle famiglie con una tassazione iniqua e insostenibile. Con l'abolizione dell'Ici e la detassazione degli straordinari, oltre agli interventi sui mutui, il governo Berlusconi ha già dimostrato di volere mettere al primo posto delle proprie iniziative politiche il sostegno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese per una nuova stagione di sviluppo e di crescita".

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L'ici day si è tenuto Lunedi 16 Giugno.

Mi era stato inviato un sms da Flavio Morani (presidente del circolo della libertà modenese e coordinatore dei giovani di F.I.) per informarmi dell'iniziativa, purtroppo non sono riuscita a recarmici causa lavoro.

Sono fiera di ciò. Quantomeno si cerca di abbassare, ove possibile, qualche tassa. Magari non di tanto , ma almeno c'è l'intento.



domenica 15 giugno 2008

Date un matto ai liberali

I liberali, e non solo quelli d’Italia, non hanno bisogno di un grande economista perché ce l’'hanno, non di abili avvocati o di facondi oratori perché anche di questi ne hanno e forse troppi, non hanno bisogno di scrittori, di giornalisti e di intellettuali, perché più o meno lo sono tutti, non hanno bisogno di una massa poiché le masse si compongono di scontenti e, oggi, tutto il mondo è un mondo di scontenti.

Non hanno bisogno di quattrini perché o ne hanno o possono procurarsene, non hanno neppure bisogno di una dottrina o di una parola d’ordine (uno slogan, come si dice) perché la dottrina è sempre nuova e parole d’ordine se ne trovano quando si vuole. I liberali hanno bisogno di un matto. Uno di quei bei matti che non sono mai stati al manicomio e non ci andranno, che sono simpatici a tutti, non fanno ridere né piangere, ma cominciano con il farsi ridere dietro dai savii e farsi ascoltare da altri pazzi come loro e, alla fine, si tirano dietro il grande esercito dei savii e ben pensanti; i quali non pensano mai niente, ma lo pensano bene e con prudenza, e professandosi amici della verità non solo si guardano dal dirla, ma hanno paura di sentirsela dire.

Tutti costoro hanno bisogno di un matto: lo aspettano e, magari senza saperlo, lo invocano da un pezzo. I matti hanno due meriti: credono in quello che fanno e, a costo di rompersi la testa, di romperla agli altri e di finire, appunto, al manicomio, fanno quello che credono: danno, in una parola, il più bell’esempio di liberalismo che si possa desiderare. Infine i matti amano la verità e non possono trattenersi dal dirla e questa è la ragione per la quale vivono segregati e, se i savii non arrivano a tempo a rinchiuderli, si mettono a gridarla sulle piazze e fin nelle orecchie del primo che passa. Armati di queste due virtù e sicuri del fatto loro i matti, in fin dei conti, persuadono che la pazzia ha i suoi meriti e che senza pazzi non si va avanti.

I liberali ebbero nelle loro fila un anche bel numero di matti: cominciarono a dire che ci voleva una costituzione, poi che era necessaria l'’indipendenza e, con un bel volo finale, stabilirono che senza l'’unità non si sarebbe avuta né la costituzione né l'’indipendenza. Era un discorso da pazzi: e, infatti, filava così bene che tutti lo reputarono un’utopia: e come tale si realizzò ad opera dei pazzi con grande soddisfazione finale dei savii che avevano lasciato scappare quei pazzi. dai manicomi o non ve li avevano rinchiusi in tempo.

Erano, è vero, pazzi di buon umore e di bell'’ingegno che diffusero così bene la loro pazzia, da operare cose veramente da pazzi. Se ne andarono in mille a conquistare un Regno e partirono in divisa da bersagliere, con strane camicie rosse (le camicie dei pazzi) e in abito da sera. La cosa andò bene. Del resto era andata bene anche prima quando persuasero un Imperatore a fare delle autentiche pazzie ed un altro, per di più austriaco, a non farne nessuna e ad essere così saggio da rimetterci tutto quello che aveva. E andò bene anche dopo, quando in nome del Papa tolsero al Papa il potere temporale e in nome della religione proclamarono la separazione dello Stato dalla Chiesa. Gli andò sempre bene finché ebbero matti nelle loro fila e fecero cose da pazzi; come persuadere gli italiani che due e due fanno quattro e che non bisogna aver paura dei debiti ma è necessario pagarli. Quando i savii ebbero il sopravvento chiamarono queste cose Risorgimento, spedizione dei Mille, annessioni, legge delle Guarentigie e pareggio del bilancio. Ma, in realtà, erano pazzie che furono, poi, per pudore, mascherate con quei nomi augusti e con quei termini tecnici. I figli si vergognavano della pazzia dei loro padri e cercarono di dimenticarla. E perdettero tutto perché erano troppo savii e sapevano cosa significhi dir di no alla gente che strepita, specie se è numerosa, non essere del parere dei più, sfidare chi comanda, pensare con la propria testa, e, quel che è peggio, pagare di persona e di tasca. I liberali, bisogna dirlo, furono molto savii, e se tra loro c’era qualche matto, lo misero subito da parte e se non riuscì loro di metterlo al manicomio appartenendo alla specie innocua dei filosofi o degli economisti, li trattarono con le buone, dissero loro sempre di sì, e poi agirono da savii, facendo il comodo loro, agendo cioè così bene da savii, che ebbero, come dicono appunto i savii, il malanno, il danno e l’uscio addosso.

Ora i liberali hanno bisogno di un matto, di un matto da cima a fondo, un matto, come diceva Léon Daudet, perpendicolare.

Senza questo matto, i poveri liberali non riusciranno più ad essere liberali, perché non si convinceranno più che la libertà è una pazzia e che loro conviene fare, di conseguenza, cose da pazzi. La paura dei savii che un giorno i liberali riscoprano questa verità e si mettano, perciò, a fare cose da pazzi è tale che tutti li tengono buoni parlando, quando li incontrano, di libertà, ad alta voce, facendosi l’occhietto, appunto come si fa con i pazzi. Ma io vorrei rassicurare questi savii. I liberali non sono pazzi: aspettano il matto, ma non l’hanno ancora trovato. Ed aggiungo un consiglio per il giorno che il matto si sarà messo davvero in giro; inutile parlare di libertà avanti a lui. Non ci sarà modo di tenerlo buono. Guardate quali botte da orbi tirarono giù i Cavour, i Ricasoli, i Farini e persino matti dall'’apparenza innocua come Mamiani. Attenti ad un matto come Lanza: c'’è pericolo che voglia prendersi la rivincita della rivincita del ‘70. Guardatevi da un matto come Sella: c'’è rischio che dobbiate pagare le imposte e, per di più, le tasse. Se siete letterati e incontrate un pazzo come De Sanctis potete essere messi con le spalle al muro ed alla fine trovarvi senza poetica in tasca. Quale diabolica natura possa avere un pazzo liberale non si può sapere: può pretendere che ognuno sappia il suo mestiere e che si lavori nelle ore d'’ufficio, o che i patti sino rispettati, o che non ci si arricchisca a spese d’altri, stiano attenti gli imprenditori: i pazzi liberali parlano di libero mercato, di libera concorrenza, sono contro i privilegi, i monopoli ed il protezionismo. A queste parole si riconoscono facilmente: e in genere ne parlano soltanto. Ma se arriva il vero matto, quello che il Partito Liberale va cercando e non trova, i guai possono diventare grossi. Poiché un vero pazzo, le pazzie non solo le dice, ma le fa: ed ha il fiuto infallibile per riconoscere coloro ai quali piace sentir dire pazzie e, a sua volta, farle. Da giovane ho studiato i pazzi e mi trovai a far pazzie come loro: posso dire che di pazzi me ne intendo.

Sono sicuro che il gran matto liberale scoverà i poveri diavoli tassati più dei miliardari, i commercianti che non possono vendere al ribasso, i consumatori che non avranno più niente da consumare e si saranno ridotti pelle e ossa, gli imprenditori in cerca di qualche pezzo grosso al quale promettere la percentuale per riscuotere il danaro che lo Stato gli deve. Siate sicuri che questo grosso pazzo si metterà a gridare che questo è uno Stato socialista che non fa il socialista e che bisogna dargli addosso, perché non vi fa né circolare, né mangiare, né dormire, ed è pieno di funzionari, di aspiranti funzionari, di capi servizio, di capi dei capi servizio e sarà capace di gridare che ogni piano quinquennale si risolve in lavori forzati e in una grossa tipografia che stampa tessere, tessere, tessere a non finire, fino alla tessera della tessera e alla distribuzione programmata nel nulla.

I pazzi sono qualche volta pericolosi, ma i savii sono sempre dannosi. Il liberalismo ha fatto una tale cura di saviezza, che, ora gli occorre un pazzo e con urgenza. Spero che lo trovi, sebbene di questi tempi sia difficile poiché anche la pazzia è razionata e la furberia, che è tutt’altra cosa, tenda a prendere il posto. Tuttavia non bisogna disperare.

Il giorno in cui il matto che occorre ai liberali sarà venuto fuori, ci sarà, nel mondo, un gran sollievo. La gente che sogghigna, comincerà a sorridere e finirà per ridere: e quando sulle piazze si presenterà il solito spacciatore di felicità e di giustizia, una grande risata lo accoglierà come oggi lo accolgono gli applausi: e ad ogni discorso ci sarà il contraddittorio. Il matto liberale comincerà a fare i conti e a sommare i sogni con i risvegli e le promesse con le delusioni e alla fine alzerà un bel cartello nel quale ci sarà un bel zero al posto della colomba, della bandiera, della falce, del martello, della fiamma, dell'’edera e dello scudo crociato. Sarà una gran processione di gente impazzita ed ilare, contenta finalmente di aver scoperto che chi non fa nulla non ha niente da fare, che dove non si capisce non c’è niente da capire e che le chiacchiere non fanno farina. Allora si riunirà il grande sinedrio della gente savia e comincerà la caccia al pazzo e si dirà che è scappato dal manicomio. Ma, come tutti i pazzi, il gran matto liberale domanderà dove sia il manicomio: e chiederà spiegazioni del bilancio che quadra con i debiti che aumentano, dei prezzi che debbono diminuire con l’inflazione che deve risanare la moneta, delle opere pubbliche che non devono essere attuate nel Mezzogiorno per non disturbare il Settentrione, o del Settentrione che deve sempre però lavorare per pagare la burocrazia che aiuta lo Stato a non pagare i suoi debiti, o i partiti che agitano lo Stato impedendo al Parlamento di funzionare. E finirà per chiedere di essere ospitato a Montecitorio o al ministero del Tesoro, per mettere un po’ d’ordine tra i savii con il magistero della sua pazzia, e sarà credo, difficile rispondergli o dargli torto.

Il tempo della gente savia sta per finire. Socialisti, democristiani, comunisti sono gente savia. Gli uni infatti hanno perduto il credito che avevano, gli altri stanno perdendo quel poco che loro resta, gli ultimi hanno perduto la speranza di conquistarlo. I liberali hanno già, con la loro saviezza di 25 anni, percorso tutta la strada: e non hanno più nulla da perdere, ma tutto da acquistare.

Ma serve loro un matto, un vero matto, un matto senza occhiali da sole. Date un matto ai liberali.

Di Mario Ferrara.

CHE COSA E' IL LIBERALISMO?

Il "Liberalismo" è una dottrina che sostiene la limitazione dei poteri dello Stato a favore dei diritti naturali degli individui (c.d. diritti innati).

Si tratta di una particolare definizione che fa coincidere il liberalismo con il giusnaturalismo.

Il giusnaturalismo afferma l'esistenza di diritti soggettivi — inalienabili ed imprescrittibili — degli individui, prima ancora del sorgere della società e dello Stato. Lo Stato infatti sorge per volontà degli individui, mediante un accordo o contratto fra gli stessi (contrattualismo), e pertanto non può violare questi diritti preesistenti e fondamentali, che rappresentano quindi i limiti al suo agire (altrimenti diventa uno stato totalitario, dispotico).
Anzi, secondo il liberali, lo Stato deve proprio assicurare il rispetto e l'applicazione di tali diritti, e di conseguenza la sua funzione deve essere "minima", in quanto limitata, in un'ottica negativa, a garantire i diritti naturali degli individui.

I diritti fondamentali in questione possono, in linea di massima, raggrupparsi in 2 grandi categorie:

  • diritti o libertà intellettuali e spirituali (libertà d'opinione, di pensiero, d'associazione, di stampa, d'espressione, di religione, etc...);
  • diritti o libertà economici (diritto di proprietà, libertà d'iniziativa economica, etc...).

Sono stati proprio i diritti economici, ampiamente tutelati dal liberalismo, a convogliare verso di esso le più pesanti critiche. L'accusa maggiore fatta al pensiero liberale è infatti quella di aver espresso solamente gli interessi dei ricchi proprietari, cioè della borghesia, e di considerare la proprietà come il diritto per eccellenza, al quale tutti gli altri sono subordinati. Per cui le libertà rivendicate non riguardano tutti gli uomini, ma solo una minoranza di questi.

È la storia stessa a rispondere a tale accusa: gli stati moderni non sono certo classisti, e tuttavia sono definiti, giustamente, liberal-democratici.

Il pregio più grande del liberalismo è sicuramente quello di dar luogo a società aperte (Popper), cioè a società in cui è sempre possibile una loro futura correzione, perché vige continuamente il principio (liberale) del confronto di opinioni diverse. Anche in questo contesto, quindi, affiora il minimalismo della società liberale, la quale deve limitarsi a dettare le regole per il corretto svolgimento dell'antagonismo tra i membri della collettività. Pertanto, lo stato liberale è per definizione pluralistico e conflittuale, ma pure limitato (nei suoi controlli verso il cittadino) e minimo (nelle sue funzioni).

Abbiamo detto che le società contemporanee sono dette liberal-democratiche. Questo perché la democrazia (governo del popolo) è la naturale prosecuzione del liberalismo. Storicamente infatti, quando le libertà riconosciute dal liberalismo sono sfuggite al privilegio dei pochi signorotti feudali, diventando patrimonio di tutti, l'estensione fisiologica dei diritti civili (liberali) ha avuto il suo naturale completamento con l'attribuzione dei diritti politici (il suffragio universale ed il metodo proporzionale di voto) e con l'inserimento della classi più basse nello stato. Si è posta così la base per società non solo liberali, ma anche "democratiche".

Tuttavia non si deve pensare che tra liberalismo e democrazia vi sia piena complementarietà e perfetto accordo ideologico. Anzi queste due dottrine politiche si sono presto messe in contrapposizione, soprattutto quando il termine "democratico" è diventato sinonimo di socialismo egualitario. Trasformazione terminologica (e di fatto) che si è verificata immediatamente dopo la rivoluzione industriale, quando la nascita di una nuova aristocrazia oligarchica (non più i proprietari terrieri, bensì i proprietari di capitale) e di una nuova generalizzata plebe (gli operai delle fabbriche) ha fatto nascere il movimento socialista ed ha pure costretto la concezione liberale ad un suo totale ripensamento.
Adesso è pacifico per tutti che lo stato non può avere solo funzioni "negative", ossia non può solo limitarsi a dettare regole di convivenza pacifica fra gli individui, ma deve intervenire sempre più nella vita sociale ed economica dei cittadini, mediante la politica fiscale, la politica creditizia, la costruzione delle infrastrutture, le provvidenze agli indigenti, la sanità, l'istruzione, ecc...

Si è passati quindi da un liberalismo di stampo classico ad un liberalismo chiamato di stampo democratico. In altre parole l'attuale pensiero liberale non mette più in dubbio la necessità di un welfare state (uno stato sociale, con ampi interventi pubblici) e si è avvicinato, per molti versi, ai democratici e addirittura ai socialisti.

La differenza rispetto a questi ultimi sta però nei modi di applicazione dello stato del benessere: mentre i liberali vorrebbero solo porre le norme entro le quali far operare lavoratori, risparmiatori e imprenditori, i socialisti vorrebbero allargare oltremisura i sussidi e soprattutto dirigere materialmente l'azione di queste categorie sociali.

Quindi il liberalismo è incompatibile con l'egualitarismo dei socialisti, cioè con l'obiettivo di una redistribuzione del reddito (egualitarismo distributivo) che garantisca a tutti uno stesso reddito e stile di vita, perché il socialismo comporta il venir meno delle libertà dei singoli, l'instaurazione di un programma autoritario e, in conclusione, la trasformazione dello stato nell'esatto opposto di una società liberale.

Nel mondo moderno quindi, i gruppi ed i movimenti politici, comunque si chiamino (laburisti, progressisti, riformatori, nazionalisti, repubblicani, democratici oppure, per usare i termini italiani, di centro-destra o di centro-sinistra), possono sempre riferirsi ad una delle due storiche dottrine filosofiche e politiche: quella dei liberali da una parte e quella dei democratici dall'altra, ovviamente con infinite sfumature al loro interno.

Pertanto: liberalismo versus partito democratico.

sabato 14 giugno 2008

Cominciamo dall' ABC...

E' con enorme piacere che diamo il via a questa significativa esperienza liberale a Modena e provincia. Militiamo all'interno del Popolo della Libertà al fine di aiutarlo, giorno dopo giorno, a divenire sempre un po' più liberale! In verità abbiamo, credo, assistito fino ad ora, ad un' involuzione di tale sistema il quale ha provocato lo scoraggiamento di molti. Proprio per questa ragione invece, c'è ora necessità di darsi da fare per divulgare cultura e costruire una rete organizzativa, via via più efficiente e compatta, fra ogni varia entità liberale distribuita nel paese.
Non ho la presunzione assurda di pensare che da qui al prossimo anno la società italiana muterà radicalmente grazie al nostro impegno, ma sono altresì convinta che se ora non seminiamo alcunchè, un domani di certo nessuno raccoglierà mai nulla!
Sono svariate le motivazioni che hanno portato l'Italia ad essere oggi quella che è, tante sono le responsabilità di altri è vero, ed altrettante sono le nostre. Perchè siamo NOI liberali che dobbiamo farci sentire, organizzarci e combattere per i nostri valori e per dare contributi effettivi e concreti alla società. Se non ci pensiamo noi, chi lo deve fare? Allora basta piangere sul latte versato, basta lamentarci di non essere riusciti a rivestire ruoli importanti ai vertici del governo, dando la colpa sempre a qualcosa d'altro ed esterno a noi!
ORA E' VENUTO IL TEMPO DI SCENDERE IN CAMPO DAVVERO.
TUTTI UNITI!
Perchè facciamo ciò?
Semplice, perchè ci crediamo e perchè non riusciamo ad essere altro da ciò che siamo: "liberali".