Benvenuti ...
Vi terremo informati e costantemente aggiornati sulle nostre iniziative, sia politiche che prettamente culturali!
Siete tutti invitati a partecipare e a collaborare, qualora lo desideriate.
Newsletter:
elena_carrizo@libero.it
Bologna è la dotta e Modena è la bigotta; come mai?
lunedì 25 gennaio 2010
Torno.
Con molto rammarico devo ammettere di essere una giovane donna impulsiva ed appassionata, a discapito della riflessione e dell'analisi. Devo sbattere forte contro ad un muro per indurmi finalmente a riflettere sui motivi che mi hanno portata a determinate situazioni. Indi per cui d'ora in avanti racconterò su questo spazio alcune esperienze personali maggiormente significative, onde memorizzarle al meglio e farne tesoro. La storia è importante! Mi lamento talvolta di certuni politici capaci di commettere sovente gli stessi identici errori del passato, ma IO alle volte non sono migliore di loro. Anche se non sono in cattiva fede.
martedì 18 agosto 2009
venerdì 10 luglio 2009
Lettera della Federazione per un'Italia Liberale ai referendari

Cari amici referendari,la seconda repubblica e la sua evoluzione non ci piacciono più della prima.Oggi la situazione è tale per cui, se si presentassero in Germania, nessun partito italiano sarebbe ammesso alle elezioni dall’ufficio elettorale tedesco (il Bundeswahlleiter), e questo per un semplice motivo: nessun partito italiano è democratico nella scelta delle candidature per le elezioni.Il referendum che circa un mese fa non ha superato il quorum andava a modificare la legge elettorale introducendo di fatto un sistema bipartitico in Italia. La cosa in teoria sarebbe stata positiva, ma di fatto avrebbe finito per dare alle segreterie dei due partiti un potere ancora maggiore nel cooptare le candidature e quindi gli eletti nei due rami del Parlamento. Questo non per via della legge elettorale che si voleva modificare, ma per quanto contenuto negli statuti dei due partiti principali.
Il PDL è dotato di un sistema di nomine esplicitate nell’articolo 25 del proprio statuto, nel quale si stabilisce che il Presidente del Partito sceglie le candidature nazionali e regionali, e che per le candidature di livello inferiore le nomine vengono effettuate da una commissione nominata dal Presidente stesso. Più complesso invece il sistema del PD che, lo vediamo nelle vicende di questi giorni, è soggetto ai giochi tra le correnti di partito per la scelta del leader, tanto che si sa benissimo chi appoggia chi, ma non si sa nulla sulle idee e sulle strategie dei candidati. Inoltre, pur prevedendole nello Statuto, per le passate elezioni il PD non ha tenuto le primarie per la scelta dei propri candidati.Le questioni sul tavolo sono quindi due: da un lato la legge elettorale, dall’altro la selezione delle candidature e più in generale la disciplina giuridica dei partiti.La presa d’atto dell’assenza in Italia di partiti dotati di regole democratiche ci ha indotto a fondare un nuovo soggetto, la Federazione per un’Italia Liberale. La prima risoluzione che abbiamo adottato ha per oggetto proprio la democrazia interna ai partiti. Con quella risoluzione ci impegniamo innanzitutto a “dare il buon esempio”, ossia ad adottare per noi stessi le regole democratiche che ci piacerebbe vedere negli altri partiti. Non si tratta però di un’associazione monotematica, di un comitato referendario o di un think tank, ma un soggetto che vuole fare politica a 360° e presentarsi alle elezioni.Va segnalato che abbiamo lasciato vacante la carica di segretario, perché intendiamo eleggerlo con le primarie non appena ci saremo radicati abbastanza da poterle organizzare in modo adeguato su tutto il territorio nazionale. Le primarie poi possono essere adattate ai vari sistemi elettorali vigenti, ed è nostra intenzione farlo di volta in volta per scegliere i candidati che presenteremo alle elezioni.Sappiamo benissimo che le nostre iniziative appaiono velleitarie agli occhi dei più, e probabilmente lo sono. Tuttavia uno sguardo alla Storia ci dà conforto. Alle presidenziali americane del 1912 il neonato partito progressista ottenne un ottimo risultato pur non riuscendo ad eleggere il suo candidato alla presidenza. Il nucleo del suo programma era costituito proprio dalla riforma delle regole della politica americana e dalle primarie. Il partito progressista non vinse mai le elezioni presidenziali, ma contribuì significativamente all’introduzione in molti stati delle primarie per le presidenziali e a rendere così più democratico il sistema americano. Speriamo che questo precedente possa essere di buon auspicio.Nell’augurarvi buon lavoro, oltre a dare la nostra massima disponibilità, la nostra collaborazione ed il nostro appoggio alle iniziative che proporrete per accrescere il livello di democraticità del sistema politico italiano e dei partiti in particolare, vi mandiamo una proposta:noi della Federazione per un’Italia Liberale, nell'adottare delle regole ispirate ai migliori standard democratici vigenti in Europa e negli Stati Uniti, saremmo lieti di poter scrivere le regole delle nostre primarie assieme a voi, per presentare all’Italia un soggetto davvero liberale, liberista e democratico.
Link --> Federazione Italia Liberale
domenica 5 luglio 2009
Nasce: Emilia Romagna Liberale
Per spiegare come vogliamo ottenere questo risultato, illustriamo brevemente la struttura e le procedure decisionali dell’associazione. Un elemento fondamentale è la sua natura federale: pur essendo ammessa l’iscrizione individuale, la Federazione è essenzialmente costituita da associazioni aderenti, che possono essere regionali, locali o tematiche. La politica a livello locale e regionale viene svolta dalle singole associazioni federate, mentre quella nazionale viene svolta dalla federazione.
L’organo associativo fondamentale è il Consiglio Federale, che funziona con un sistema di grandi elettori: ciò significa che, per ogni documento posto in discussione, si avrà prima una discussione a livello delle singole associazioni federate, e poi queste delegheranno i propri rappresentanti a partecipare al consiglio della federazione e a votare in un determinato modo. Quando un’associazione viene accolta nella Federazione essa entra a pieno titolo nei processi decisionali, senza perdere la sua identità.
Il Consiglio Federale elegge poi un Segretario e un Direttivo e gli dà il mandato di portare avanti le politiche approvate collegialmente. Questo metodo fa sì che l’elezione delle cariche dell’associazione sia simile alle primarie americane, perché chi si candida alla segreteria dovrà raccogliere i voti dei “grandi elettori” delle singole associazioni territoriali. Lo stesso discorso vale per la selezione delle candidature nel momento in cui si preparano le liste elettorali.
Un’ulteriore prova del fatto che la Federazione non sia la creazione di una “corte” alla quale si chiede (o si impone) di seguire ciecamente un leader è data dal fatto che, al momento della fondazione, abbiamo lasciato vacante la carica di segretario, ossia la massima carica esecutiva. Col tempo emergerà tra noi la persona più valida a rivestire quel ruolo, nella consapevolezza che la leadership sarà sempre contendibile.
Queste poche righe bastano a far comprendere la nostra volontà di creare un soggetto nuovo, che operi in Italia con regole che si ispirano ai sistemi politici e partitici americano ed europeo.
La Federazione per un’Italia Liberale ha poi adottato come seconda risoluzione un’iniziativa per l’abolizione delle province, dando subito un chiaro segnale di ostilità allo statalismo, agli sprechi e alla spesa pubblica.
Siamo per un liberalismo che lotti sia per le libertà civili che per quelle economiche, sia per i diritti umani che per il libero mercato, sia per la democrazia che per la laicità. Ci vogliamo impegnare in battaglie concrete, ponendoci degli obbiettivi raggiungibili e misurabili.
Il nostro programma sarà costituito dalle risoluzioni e dalle mozioni che di volta in volta approveremo, e che potrete sempre consultare su questo sito. Il programma non sarà quindi un documento pensato e presentato al momento della campagna elettorale per cercare di raccogliere qualche voto, ma una dichiarazione di intenti sempre valida e costantemente aggiornata ed integrata con la partecipazione democratica di tutti gli iscritti.
Facciamo nostre tre parole che già hanno ispirato molti liberali: America, Mercato, Individuo. Queste tre parole sintetizzano benissimo le posizioni che saremo propensi ad assumere nei temi della politica estera, della politica interna, dell’economia e delle questioni sociali e dei diritti della persona.
giovedì 19 marzo 2009
Ma che cosa è la PRESSIONE FISCALE?
Un'imposta si dice proporzionale se la sua aliquota media è costante (e sempre uguale a quella marginale); progressiva se l'aliquota media aumenta all'aumentare della base imponibile; regressiva se, invece, diminuisce all'aumentare della base imponibile. Sono tipicamente progressive le imposte sul reddito e sul patrimonio.
Queste misure si differenziano a seconda che il disagio del lavoratore sia conseguenza di una difficoltà aziendale congiunturale, strutturale o strutturale irreversibile.
1)- Se la difficoltà aziendale è congiunturale: Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (C.I.G.O.).
2)- Se la difficoltà aziendale è strutturale: Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (C.I.G.S.).
3)- Se la difficoltà aziendale è strutturale ed irreversibile: Mobilità.
Fondamentale differenza tra i due istituti è che nel caso di Cassa integrazione Guadagni, ordinaria o straordinaria, il lavoratore che riceve sostegno al reddito rimane in forza all’azienda e rientra ancora tra i soggetti occupati.Nel caso, invece, della Mobilità il sostegno al reddito interviene in quanto il lavoratore è stato licenziato dall’azienda e quindi è uscito dal mondo del lavoro, rientrando tra i soggetti disoccupati.
Gli istituti illustrati, è opportuno ricordarlo, non sono applicabili all’universalità dei lavoratori ma solo a determinate categorie di lavoratori e solo a determinati settori produttivi.
>
lunedì 16 marzo 2009
Convegno LIBERTIAMO su radio radicale: "IMPRESSIONI PERSONALI"
***********************************************************************
Qua e là, sui vari forum e blog, ho letto alcune frasi simili a questa: "Nel contesto di questo PDL, di sicuro, non vedranno mai la mia iscrizione".
Copio e incollo la mia risposta:
"Io invece ho deciso di iscrivermi, mi sembrano brave e serie persone. Di certo consapevoli della situazione italiana scarsamente liberale. Condivido appieno la loro volontà di divulgare la cultura dei liberi e di parlare ai giovani (e non) per educarli e stimolarli a usare il cervello in modo criticamente costruttivo. Si tratta di un'associazione che non vuole illudere nessuno e che ha deciso di non portare avanti battaglie donchisciottiane.
Con molta umiltà e perseveranza, vogliono aiutare le menti delle genti a divenire libere e pensanti. Partono dall'ABC insomma. Educano alla Libertà!
Anche io, come loro, AMO LA LIBERTA'.
Per cui mi iscrivo e li applaudo. "
Il convegno è stato interessante, ho potuto vedere di persona personaggi che ho sempre stimato e ammirato. A ogni modo i contenuti e le argomentazioni da loro esposti, bene o male li conoscevo. In particolare mi hanno colpita Antonio Martino, Piercamillo Falasca e Sofia Ventura. Oltre alla conclusione di B. Della Vedova, naturalmente.
E' stato il 1° CONVEGNO LIBERALE a cui ho assistito. Era da qualche tempo che ne seguivo le mosse, ma prima di aderire a un qualcosa solitamente rifletto molto bene e soppeso diversi fattori. Poi decido.
Evviva la Libertà, evviva Liber-TiAmo! :-))
giovedì 12 marzo 2009
La verità sul periodo della dittatura cilena
Una volta preso il potere questo partito comincia a fare quello che vediamo da quasi sessanta anni in Italia e cioè occupare tutti i posti di potere politico ed economico, però in Cile fanno sul serio: va peggio, quasi come in Russia. Gli operai o i delegati dell’Unidad Popular prendono il possesso delle fabbriche dei principali centri di produzione che si affrettano a fermare subito. Si appropriano anche delle miniere di rame, queste ultime, prima risorsa economica del Cile. Il rame stesso, era venduto agli Stati Uniti per più dell’ 80%; commercio, questo, che viene interrotto subito. I granai e le riserve di cereali vengono immediatamente requisiti da esponenti del partito. Primo risultato: sovrapproduzione di rame, disoccupazione, miniere abbandonate peggioramento delle relazioni con gli USA che non esportano più nulla in Cile.
I comunisti invitano i soldati alla diserzione. Ma questo è niente: le fabbriche cessano del tutto di lavorare anche perché manca il carbone (che era importato dagli USA, quello cileno ha un potere calorico così basso da essere inutilizzabile), non c’è più lavoro quasi per nessuno, a meno che non si sia iscritti all’ U.P., incomincia qui la guerra civile con migliaia di disoccupati, in più ridotti alla fame dalla scarsità di beni alimentari. Ci si riduce a dover fare la coda davanti alle panetterie fin dal giorno prima per aver un po’ di pane. Iniziano le “marce delle pentole vuote” ove le donne, che non avevano più nulla da mettere nelle loro pentole, scandivano slogan percuotendo i loro risonanti cucchiai sul fondo delle pignatte vuote. Ma lo scempio continua: campi vengono confiscati dal partito ai loro proprietari e distribuiti in maniera abnorme ai contadini e ai braccianti che ne possono coltivare solo un piccola parte, il resto che non si riesce a sfruttare si trasforma presto in deserto, poiché il Cile è un paese semiarido ad alto rischio di desertificazione. Tutte le case dei benestanti vengono segnate con una croce e alcune assaltate durante le notti.
A Santiago, come in tutto il Cile, scarseggia il cibo: non c’è pane perché manca la farina, ma non si trova il grano che è tutto confiscato dall’ U.P., ma anche perché i contadini e i braccianti, nuovi proprietari dei campi non riescono a coltivare che per il loro consumo e oltre non possono andare se non di poco, come accadeva nel Medioevo; si importava grano dagli Stati Uniti, ma ora non è più possibile. Fidel Castro si reca in visita in Cile, doveva restare una settimana, ma si trattiene oltre un mese, regala ad Allende una mitraglietta, gli disse:’Usala bene’ e vedremo che la userà proprio bene, ma procediamo con ordine: calpestando senza alcun problema la Costituzione cilena Allende mette a tacere subito l’ opposizione che non può più far nulla.
La gente non aveva più pane, lavoro, e sicurezza, poichè la polizia era stata ridotta all’impotenza, e, quel che è peggio (dal punto di vista storico e della civiltà), dopo più d’un secolo e mezzo la democrazia era tramontata, il Cile, in pochi mesi, s’ era trasformato in un’ altra arretratissima e affamata Cuba. Il popolo cileno aveva solo più da sperare in un intervento dell’ esercito: durante le parate militari la folla lanciava il miglio sui soldati gridando: ‘Galline, siete delle galline! E’ così che ci proteggete?’ e frasi simili.
Dopo tre anni d’autentico inferno, dove manca tutto, peggio che in Russia, da più parti si capisce che il Cile sta pericolosamente retrocedendo e che è necessario fare qualcosa finchè è possibile. Allende non sa o non vuole tirarsi fuori dal disastro che ha volutamente combinato. Il 22 agosto del 1973 la Camera approvò su iniziativa degli stessi democristiani una risoluzione, che ovviamente nessuno dei ‘democratici nostrani’ ricorda, nella quale si denunciano gli “attentati allo Stato di diritto e ai diritti umani compiuti sistematicamente dal governo marxista” che dichiarava Allende e la sua cricca “fuori dalla costituzione”. Medesima risoluzione faceva appello alle forze Armate perché ristabilissero la legalità. Dunque la presa del potere da parte dei militari avviene in maniera del tutto legale. Il capo dell’Esercito era allora Augusto Pinochet e viene convocato segretamente per una riunione con il comandante in capo della Marina e il generale capo dell’Aviazione. Qui gli viene chiesto l’appoggio dei suoi soldati per cacciare Allende e la sua masnada, ma inizialmente egli rifiuta. In un secondo tempo accetterà ad una condizione: sarà lui ad avere il controllo del paese dopo il colpo di Stato, condizione che viene accettata. Il tutto avviene in circa venti giorni. Così l’ 11 settembre del 1973 viene fatta bombardare la Moneda (il palazzo del Governo) dall’aviazione, la Marina prende il controllo dei porti del Cile.
Salvador Allende è conscio d’ aver perso e, quando i primi soldati entrano nella Moneda ormai danneggiata, si punta la famosa mitraglietta di Castro al mento e preme il grilletto, ponendo fine all’ Unidad Popular. I dirigenti di sinistra e gli iscritti all’ U. P. vengono rinchiusi negli stadi. Contro la sinistra si scatenò una repressione dura e rapida, sopportata di buon grado dalla popolazione che aveva voglia di farla finita con le prepotenze e le violenze comuniste. La stragrande maggioranza dei comunisti, socialisti, anarchici e estremisti rossi cileni riuscirà a riparare in Bolivia o in Argentina e, molti di coloro che non hanno più fatto ritorno in Cile, figurano erroneamente tra i desaparecidos. Alcuni di quelli che non sono fuggiti spariranno, questa volta per davvero, e si cercano ancora oggi. Il loro numero ammonta circa ad un migliaio. Sono i famosi desaparecidos.
Il generale non perse tempo e impose al Paese un LIBERISMO ECONOMICO sfrenato accompagnato da una ripresa degli affari con gli USA che gradirono molto. Pinochet fu lucido nel riconoscere la sua incompetenza in campo economico e delegò la guida economica del Paese ai giovani economisti cileni che avevano studiato all’Università di Chicago sotto la guida di Milton Friedman. Il Cile si riprese rapidamente, e anche se il costo umano di tale rinascita fu elevato, fu certo inferiore al prezzo pagato per sprofondare nel baratro comunista. Il Generale, ben lungi dall’avere solo le armi per imporsi, contava sul supporto internazionale dell’America e sull’appoggio interno di un’ampia maggioranza dei cileni che preferivano la prosperità del governo militare alla fame comunista, e della stragrande maggioranza delle cilene, memori della miseria, del caos, e dei negozi vuoti che avevano contraddistinto il regime di Allende. Pinochet rimase al governo fino al 1990 quando sottoposto a pressioni dall’ opposizione fece indire un referendum dove venne messo in minoranza, così lasciò il potere e si ritirò a vita privata. Il resto è storia di oggi. Ecco ciò che qualcuno vuol nascondere, la vera storia dell’ Unidad Popular e di Allende, non un partito di “sinistra moderata” e un uomo da adottare come simbolo, ma una cricca di filosovietici irresponsabili al limite della criminalità che stavano per rovinare un Paese per sempre. Per fortuna, qualcuno non ha voluto. Ora il Cile è un gran bel Paese e se non è il più avanzato del Sudamerica è sicuramente tra i primi, e non una arretratissima e poverissima riedizione di Cuba o uno stato gemello della Corea del Nord, come avrebbe voluto Allende.
lunedì 9 marzo 2009
Perchè non sono cristiano.
Sabato 14 Marzo: LIBERTIAMO?



